Ultima chiamata ai ribelli: niente ricatti o mi dimetto

Il sindaco lancia la proposta ai 5 dissidenti del centrodestra: «Patto di non belligeranza» Ma sulla vendita della farmacia non vuole tornare indietro: «È indispensabile»
CHIETI. Torna a parlare il sindaco a caccia di una maggioranza e dice: «Sono pronto anche a dimettermi se non avrò i numeri per andare avanti perché non ho intenzione di farmi ricattare». E Umberto Di Primio lancia l’ultima chiamata ai 5 ribelli del centrodestra che, negli ultimi tre consigli comunali, l’hanno mandato sotto bocciando anche la vendita della farmacia pubblica di Filippone: «Un patto di non belligeranza», propone il sindaco ai consiglieri Stefano Rispoli e Mario Troiano, ex di Forza Italia passati al gruppo misto, Mario De Lio e Roberto Melideo dell’Udc e Diego Costantini, espulso dalla Lega proprio dopo l’astensione sulla farmacia. «Far fallire il Comune», dice il sindaco, «è la peggior cosa che si possa augurare alla città». Ma il piano di Di Primio non prevede concessioni: «Ho scritto un programma di fine mandato che contiene anche la vendita della farmacia perché senza 1,3 milioni non c’è futuro per la nostra amministrazione». I proventi della farmacia di Filippone sono considerati «indispensabili» per iniziare a riempire il buco da 10 milioni di euro rappresentato dall’anticipazione di cassa e contestato dalla Corte dei conti. Ma, per i ribelli, la farmacia non si tocca: oggi dalle 10,30, al Gran Caffè Vittoria, ne parleranno Rispoli e Costantini. Rispoli è ormai antagonista di Di Primio mentre Costantini, più vicino, dovrebbe ribadire il suo no alla vendita della farmacia.
Nella conferenza dei capigruppo di ieri non si è parlato affatto della cessione della farmacia: le trattative per frenare la crisi sono in corso e l’argomento resta tabù. Così, il prossimo consiglio è stato convocato per il 22 novembre (in prima convocazione, seconda il 28) ma sarà una seduta quasi ordinaria con il voto su 7 debiti fuori bilancio per lavori pubblici, una delibera del Prg, un’altra sul bilancio e un provvedimento per le politiche della casa.
Diventa sempre più difficile per il sindaco trovare la quadra. Di Primio non vuole cedere e richiama i ribelli a un gesto di «responsabilità» ma lo fa a modo suo: «Ci sono scaramucce della vecchia politica, quella che pensava di ricattare e che non comprende che invece la responsabilità è il primo punto che si deve iscrivere nel diario di chi vuole amministrare». Parole che potrebbero scavare un solco ancora più profondo. Come queste altre: «Chi dice no è un portatore di interessi di parte. Io difendo gli interessi di Chieti».
In consiglio i blocchi restano contrapposti: 16 in maggioranza, 12 all’opposizione e 5 ribelli. Ma perché Chieti è scivolata in una crisi che, per ora, appare come un vicolo cieco? «Magari qualcuno non ha visto soddisfatte le proprie aspettative: voleva fare l'assessore o il presidente del consiglio», dice Di Primio.
Dal M5S Ottavio Argenio è certo: «Il centrodestra non ha più i numeri. Di Primio lasci e si torni alle elezioni».

