Ultima sentenza sull’omicidio D’Elisa

La condanna a 20 anni in Assise scontenta sia la Procura di Vasto, sia i difensori dell’uomo. Oggi il nuovo verdetto
VASTO. Omicidio D’Elisa. Ultimo grado di giudizio oggi a Roma per Fabio Di Lello, 36 anni, il panettiere che il 1° febbraio 2017 uccise con tre colpi di pistola Italo D’Elisa, 22 anni, per vendicare la morte della moglie Roberta Smargiassi, 34 anni, investita e uccisa da D’Elisa esattamente tre anni fa. Proprio il 3 luglio 2016 furono celebrati i funerali di Roberta. A giudicare Fabio Di Lello saranno i giudici della prima sezione della Cassazione chiamati a discutere sia il ricorso presentato dal procuratore di Vasto, Giampiero Di Florio, e sia l’appello dei difensori di Lello, gli avvocati Giuliano Milia e Pierpaolo Andreoni. La condanna a 20 anni decisa dalla Corte d’assise scontenta sia la pubblica accusa (il procuratore Di Florio aveva invocato l’ergastolo) e la famiglia D'Elisa, ma anche i legali di Di Lello. In primo grado Di Lello era stato condannato a 30 anni. La Corte d'appello un anno fa ha ridotto di un terzo la pena e le motivazioni sono state rese note tre mesi dopo in un documento di 30 pagine in cui è stato analizzato ogni passaggio della tragedia bilanciando aggravanti e attenuanti. Il giudice estensore oltre che presidente allora della Corte, Luigi Catelli (ora il magistrato è ad Ancona) ha tenuto conto dell’attenuante della condizione depressiva e ha eliminato l’aggravante della minorata difesa.
La Cassazione oggi deve tener conto di questo passaggio, ma anche dell’appello della Procura. In primo grado il procuratore capo del tribunale istoniense chiese l’ergastolo e in appello il procuratore generale, Pietro Mennini, invocò la pena di 30 anni rifiutando la concessione delle attenuanti. La difesa, che ha sempre contestato la premeditazione, per dimostrarlo mostrò in appello alla corte i filmati dell’incidente costato la vita a Roberta Smargiassi e quello dell’omicidio D’Elisa. Il presidente Catelli tenne conto della grave depressione seguita alla tragica morte di Roberta Smargiassi diagnosticata all’imputato durante la detenzione. Una condizione mentale che, secondo la difesa, avrebbe smentito la premeditazione.
Fabio Di Lello, che sta scontando la pena nel carcere di Lanciano, a detta dei legali è ancora psicologicamente molto fragile. È seguito da un padre spirituale e da uno psicologo. Entrambi stanno aiutando Fabio a uscire dal tunnel della disperazione nel quale era sprofondato per la perdita della moglie. Non stanno meglio i genitori di Italo D'Elisa. Anche loro hanno perso un figlio che aveva solo 22 anni. Le frequenti visite al cimitero non bastano a colmare il grande vuoto lasciato da Italo.
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