Ultimatum dei sindacati sul futuro del Cotir

Ricercatori senza stipendio e impianti fermi: «Decisione entro martedì o inizieremo azioni di protesta»
VASTO. Ricercatori ridotti all’indigenza, impianti fermi e tutto tace. I sindacati stigmatizzano il silenzio assoluto della Regione sul futuro del Cotir e dei dipendenti del Centro ricerche di contrada Zimarino e decidono di programmare clamorose iniziative di protesta. Non solo. I rappresentanti sindacali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil diffidano le autorità preposte a prendere una decisione sul futuro dell’ente entro martedì: «Non ricevendo risposte saremo costretti, a tutela dei diritti dei lavoratori, ad intraprendere le opportune azioni legali e sindacali». Il tono di Feliciantonio Maurizi, Ada Sinimberghi e Moreno D’Anastasio questa volta è perentorio. La nota-diffida è stata inviata venerdì al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, all’assessore regionale alle Politiche agricole, Dino Pepe, e per conoscenza ai commissari liquidatori, gli avvocati Angelo Fingo (rappresentante legale Cotir), Andrea Cleofe, Barbara D’Angelosante e Filippo Rosa. I sindacati chiedono un incontro prima possibile.
«Nel registrare l’assoluto immobilismo della Regione in merito alla drammatica situazione del Cotir e l’incapacità di individuare in tempi ragionevoli la benché minima soluzione in grado di alleviare la pesantissima situazione dei dipendenti ridotti alla piena indigenza, nonostante le continue, vane, promesse e gli impegni assunti attraverso la sottoscrizione di accordi, puntualmente disattesi», scrivono i sindacati, «invochiamo un incontro immediato dal quale emerga una risposta chiara e definitiva circa il futuro del Cotir», annotano Maurizi, Sinimberghi e D’Anastasio.
Eppoi l’affondo. «Considerando l’assordante silenzio dei commissari liquidatori nominati dalla Regione ed investiti dei più ampi poteri», proseguono i sindacati, «comunichiamo che, passati cinque giorni da questa nota, non ricevendo risposte saremo costretti, a tutela dei diritti dei lavoratori, ad intraprendere tutte le azioni sindacali di protesta ritenute più opportune, nonché azioni legali, laddove dovessero emergere responsabilità dirette di chi ha gestito il Centro fino ad oggi. Va presa al più presto una decisione. Così non è più possibile andare avanti. Ci sono professionisti che attendono da troppo tempo una risposta», concludono Cgil, Cisl e Uil. (p.c.)
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