Un errore dietro la tragedia in mare

L’incidente alla piattaforma petrolifera: oggi autopsia sul gruista Benedetto. Il dolore di San Salvo: addio grande lavoratore
SAN SALVO. Un errore nell’organizzazione dell’esecuzione del lavoro. È una delle prime ipotesi nell’inchiesta sull’incidente accaduto martedì scorso alla piattaforma Barbara F. dell’Eni a circa 60 chilometri dalla costa tra Pesaro e Ancona in cui è morto Egidio Benedetto, 63 anni di San Salvo. Benedetto si trovava nella cabina della gru che si è staccata ed è finita in mare subito dopo aver agganciato un bombolone di azoto per caricarlo su un’imbarcazione d’appoggio. Il corpo, individuato dal gruppo sommozzatori di Roseto, è stato recuperato ieri mattina alle 5 a 70 metri di profondità con un mezzo subacqueo filocomandato e trasferito sulla costa da una motovedetta della guardia costiera.
LE IPOTESI. Al momento sembra meno consistente l’ipotesi di un malore di Benedetto, con esperienza ultradecennale, giunto al suo ultimo giorno di lavoro sulla piattaforma. Il pm Irene Bilotta ha disposto l’autopsia e conferito l’incarico ad un medico legale: l’autopsia è in programma questa mattina. Al momento, la procura procede ancora contro ignoti, ma non sono escluse le prime iscrizioni nel registro degli indagati nelle prossime ore. Fondamentali saranno le testimonianze degli altri due operai feriti nell’incidente.
CONTROLLI ENI. Anche l’Eni ha avviato accertamenti interni: «Secondo i primi rilievi», spiega il gruppo in una nota, «la gru oggetto dell’incidente era stata revisionata secondo normativa in data 23 agosto 2018 e al momento dell’incidente il carico della gru, un serbatoio vuoto, era di 6,5 tonnellate a fronte di una capacità massima consentita di 18 tonnellate».
RABBIA SINDACATI. I sindacati dopo la morte dell’operaio hanno chiesto un incontro urgente con la società per fare chiarezza su quanto accaduto: «Si è trattato di un incidente molto grave le cui cause dovranno essere accertate con celerità vista la gravità dell’accaduto», dicono Filtcem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil.
CITTÀ SCONVOLTA. Il rientro della salma di Benedetto non è previsto prima di questa sera: se la perizia dovesse durare più del dovuto, il rientro del feretro potrebbe slittare a domani mattina. La città, intanto, è sconvolta dal dolore: «Il 5 marzo resterà per la nostra città e per tutti noi che con lui frequentavamo l’ex bar del Corso un giorno bruttissimo», dice l’amico Gabriele D’Alfonso. I funerali di Benedetto, chiamato affettuosamente “cespuglio” per la sua folta chioma giovanile, si terranno nella parrocchia di San Giuseppe. «Sembrano frasi di circostanza», dice Michele Gatti, cugino della vittima, «ma l’assenza di Egidio si sentirà tantissimo. Era una brava persona. Un lavoratore serio e scrupoloso. Siamo davvero tutti storditi».
LE TESTIMONIANZE. Egidio Benedetto, stando alle notizie arrivate da Ancora, stava manovrando la gru che si è staccata dalla struttura insieme alla cabina di comando finendo in mare. E anche su questo amici e parenti sperano si faccia chiarezza. «A noi non risulta che Egidio fosse gruista», dicono a San Salvo. «È sempre stato molto generoso. Forse si è offerto di sostituire un collega», ipotizzano. «Adesso», dice ancora il cugino, «dobbiamo stringerci alla moglie Carmela e ai figli, Luca e Francesco, permettendo loro di superare questo difficile momento. Il dolore non passerà mai ma se condiviso è più facile da sopportare».

