Un falso dentista finisce sotto processo

Un teatino di 62 anni è accusato di aver esercitato la professione di odontoiatra senza titolo di studio: inguaiato dai clienti
CHIETI. Per l’accusa non ci sono dubbi: è un falso dentista. «L’imputato ha esercitato abusivamente la professione di medico odontoiatra, senza conseguire il relativo titolo di studio»: è la tesi con la quale il sostituito procuratore Giuseppe Falasca ha deciso di mandare sotto processo un teatino di 62 anni. Lui, assistito dall’avvocato Omar Sanelli, respinge gli addebiti, sostiene di essere un odontotecnico ed è pronto a difendersi: la prima udienza, davanti al tribunale di Chieti, è in programma il 26 novembre.
L’inchiesta è partita un anno fa con un sopralluogo dei carabinieri del Nas di Pescara. All’interno dello studio alle porte del centro storico, i militari hanno trovato due uomini: il primo era seduto sulla poltrona pronto per essere trattato dal falso dentista, il quale, secondo quanto riferito dal paziente, aveva rimosso una protesi nel precedente incontro e preso l’impronta per un nuovo impianto che proprio quella mattina l’imputato avrebbe dovuto posizionare; il secondo stava per essere ricevuto affinché fosse rilevata anche a lui un’impronta per il successivo impianto di una protesi. Entrambi erano entrati in contatto con il titolare dello studio, in possesso di un diploma da odontotecnico, tramite conoscenze comuni. I carabinieri hanno sequestrato lo studio e, con esso, tutti i macchinari e i farmaci, compresi gli attrezzi per praticare l’anestesia e gli interventi sui pazienti e l’autoclave per la sterilizzazione dei ferri. Non solo: è stato scoperto un block-notes con appunti relativi, tra l’altro, a «capsule di ceramica» e a importi pagati o da pagare da persone indicate per nome di battesimo. Anche secondo il giudice per le indagini preliminari Andrea Di Berardino, che aveva detto sì al sequestro preventivo, l’imputato ha gestito «uno studio a tutti gli effetti odontoiatrico: eloquenti e non diversamente interpretabili sono le fotografie che raffigurano l’ampia disponibilità di tutte le strumentazioni utili all’esercizio di quella professione. Le persone trovate all’interno hanno dichiarato di essere suoi pazienti e, dalla lettura del block-notes, si evince la continuità dell’attività svolta di cura della salute dentale delle persone, attraverso, tra l’altro, il trattamento delle carie, la rilevazione di impronte, l’impianto di protesi». La conclusione è che il comportamento del 62enne è configurabile in quello di chi, senza averne titolo, come affermato dal giudice per le indagini preliminari, «opera con continuità e con mansioni non esclusivamente tecniche ma estese a pratiche che, seppur non particolarmente invasive, sono riservate al medico odontoiatra». Agli odontotecnici, ricorda sempre il giudice, è infatti «in ogni caso vietato di esercitare, anche alla presenza e in concorso del medico, alcuna manovra, cruenta o incruenta, nella bocca del paziente».

