Un percorso rosa per le vittime di violenza

9 Giugno 2023

Ecco il team per assistere e proteggere le donne. Tafuri: «Dieci casi al mese segnalati all’ospedale»

CHIETI. Una stanza, un percorso e un team dedicati per accogliere, visitare e supportare le vittime di violenza di genere. Il Pronto soccorso dell’ospedale di Chieti si tinge nuovamente di rosa e attiva un protocollo per offrire un’assistenza specifica alle donne violentate o picchiate che hanno necessità di assistenza sanitaria per traumi, lesioni o semplicemente perché alla ricerca di qualcuno che si prenda cura di loro. L’iniziativa è stata presentata ieri dal direttore Emmanuele Tafuri, dall’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, dal direttore generale della Asl Thomas Schael e dal team che seguirà le donne vittime di violenza di genere, formato dalla responsabile Aurelia Masciantonio, dai medici Valeria Moretta ed Elio Lapenna e dagli infermieri Caterina D’Alessandro e Stefania Peca.
Le donne costrette a recarsi in ospedale non sono poche. Secondo i dati resi noti da Tafuri, infatti, ogni mese arrivano circa 10 donne all’ospedale di Chieti che riferiscono di essere vittime di violenza psicologica, privazione economica, violenza sessuale, oltre che subire situazioni di inadempienza della responsabilità genitoriale. «Le valutazioni dei singoli casi effettuate dal nostro team», spiega Tafuri, «utilizzando anche una serie di indicatori proposti dal ministero della Salute, confermano la reale sussistenza della violenza nelle sue diverse manifestazioni nel 70% dei casi che approdano da noi. La violenza sessuale, invece, viene riferita da 1-2 donne ogni mese, pertanto mediamente ogni anno i casi accertati sono circa 15, mentre sono 90 le donne vittime di violenza di genere effettiva, a fronte delle circa 130 che riferiscono di averla subita». Numeri significativi che mettono in luce l’utilità del percorso strutturato al Pronto soccorso di Chieti. Il prossimo obiettivo è lavorare in rete con istituzioni, forze dell’ordine e associazioni presenti sul territorio «perché solo insieme si può dare una risposta compiuta e adeguata al singolo caso di violenza».
Riservatezza e protezione: queste le parole d’ordine per medici e infermieri formati a riconoscere e trattare casi di violenza anche in situazioni non dichiarate. «La donna che riferisce di aver subito violenza agli operatori del triage viene accompagnata nella stanza dedicata e presa in carico con codice colore prioritario», fa sapere la Asl, «al fine di limitare il tempo di attesa e la possibilità di un ripensamento; il medico, poi, provvede ad acquisire le informazioni di salute e successivamente a ispezionare le lesioni e valutare lo stato psicologico. Vengono, inoltre, eseguiti prelievi ematici e tamponi cutanei per la ricerca di tracce del Dna dell’autore della violenza. Il percorso si conclude con la redazione del referto e, a seconda del livello di rischio, con la segnalazione ai servizi sociali o alla Procura. (y.g.)
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