«Un piano per mettere al sicuro i conti»

Di Primio: necessari i tagli a sociale e asili privati, parte la caccia agli evasori. Ma entro il 2020 per la città 31 milioni di lavori
CHIETI. Il grosso taglio dei finanziamenti statali e le tasse non pagate. Sono queste le principali cause che hanno costretto il sindaco Umberto Di Primio a scelte drastiche sul bilancio: dai tagli al sociale, alla privatizzazione dei nidi, alla chiusura del trasporto scolastico e alla vendita di una farmacia, per citare solo i punti che hanno suscitato le maggiori polemiche. Dopo giorni di silenzio, il sindaco, accerchiato dagli assessori Valentina Luise, Giuseppe Giampietro, Mario Colantonio, Raffaele Di Felice, Maria Rita Salute e Alessandro Bevilacqua e dalla consigliera comunale Maura Micomonaco, spiega il perché di quelle scelte. E lo fa partendo dai 12 milioni e mezzo tagliati dallo Stato dal 2010 al 2017: nel 2010, primo anno di consiliatura Di Primio, al Comune erano arrivati quasi 15 milioni di euro (14.930.463 euro), nel 2017 ne ha ottenuti solo 2.372.359 euro, vale a dire l’84% in meno. Dall’altra parte ci sono i cosiddetti residui attivi, le somme, cioè, che il Comune non è riuscito a riscuotere nel tempo: sono ben 60 milioni di euro (39 di entrate tributarie, Tari, Tosap e Imu, e 21 milioni di entrate extratributarie, cioè tutti i servizi). «Ci mancano 60 milioni», ha detto infatti il sindaco che spiega, dunque, il pugno di ferro che d’ora in avanti adotterà la società pubblica di riscossione Teateservizi nei confronti di chi non paga.
I NUMERI DEL BILANCIO. Il bilancio 2018 è di 73.747.578 euro. La spesa corrente è di 55.470.744 euro. Ma anche se i milioni da spendere sembrano tanti, in realtà sono solo quasi 5 quelli sui quali l’amministrazione può agire. Tutto il resto, infatti, è composto da spese incomprimibili. La spesa corrente si è ridotta del 20% dal 2015 al 2018. In particolare, dal 2017 al 2018 è calata di circa 8 milioni di euro. Tolti i circa 4 milioni relativi all’acqua, la manovra che il Comune sarà costretto a fare in riduzione ammonta a 4 milioni di euro. Sul fronte delle entrate, oltre la metà arriva dalle tasse (quasi 38 milioni il Comune conta di acquisirli da Tari, Tosap e Imu, 11 milioni e mezzo dalle entrate extratributarie). «Il bilancio si regge su questo e non su altro», ha commentato il sindaco, «semplicemente perché altro non c’è». Gli investimenti previsti dal 2018 al 2020 sono invece di oltre 31 milioni e mezzo di euro.
I TAGLI AL SOCIALE. Capitolo doloroso per l’amministrazione Di Primio è quello dei tagli ai servizi sociali, mai intaccati prima d’ora, nonostante le difficoltà. Ma, assicura Di Primio, «non verranno interrotti i servizi sull’assistenza alle persone. Ci saranno solo riduzioni e rimodulazioni di servizi meno importanti». Vale a dire? «Non si toccano i fondi per l’Anffas, mentre stiamo ripensando le ludoteche».
MAL COMUNE, MEZZO GAUDIO. «La crisi è comune a tutta Italia», ha continuato Di Primio, «sono tantissimi i Comuni che hanno preso decisioni come le nostre». Di Primio ne elenca diversi, puntando su quelli con amministrazioni Pd e 5 Stelle, i partiti che più lo hanno attaccato. Si va dai grandi comuni di Torino (tagli al bilancio per oltre 80 milioni), Roma (vendita di asili), Bologna (vendita di farmacie comunali), Firenze (privatizzazione di asili), a quelli abruzzesi come Pescara (nidi affidati ai privati), San Giovanni Teatino (asilo privatizzato per evitare il dissesto) e Atessa (farmacia all’asta).
ASILI NIDO E SCUOLABUS. «Nei nidi comunali sono iscritti 144 bimbi», ha detto Di Primio. «Per gestirli, tolti gli incassi, occorrono oltre 1 milione di euro. Ciò significa che ogni bimbo costa al Comune circa 10mila euro. Un costo che non possiamo più sopportare. Decideremo ora se fare un bando per la gestione, salvaguardando le fasce più deboli, oppure dimezzarne il numero mantenendo il servizio o, infine, assegnarlo alla Chieti Solidale che nel frattempo trasformeremo in società, così da poter svolgere più attività rispetto a quelle che svolge oggi. Anche quello per il trasporto scolastico è un costo che non possiamo più sopportare. Ed è anche venuto il momento di smetterla di difendere posizioni di comodo. Chi ha la scuola a due passi non può pretendere lo scuolabus». Nidi e scuolabus costano al Comune 1 milione e 300mila euro. Una spesa che l’ente, dice il sindaco, non può più permettersi. «La priorità è mettere in sicurezza i conti».

