Un processo per molestie ancora aperto

I due litigavano da anni: già nel 2009 Penna si scagliò contro il vicino-rivale impugnando una pala
TORREVECCHIA TEATINA. Litigavano da anni. E litigavano per tutto. C’era ancora un processo pendente davanti al tribunale di Chieti che vedeva contrapposti Benito Penna, nella veste di imputato, e Vincenzo Mattioli, in quella di persona offesa: la prossima udienza si sarebbe celebrata nel maggio del 2021. Penna era accusato di «getto di cose pericolose». Il motivo? Secondo l’accusa, l’anziano buttava «cibo da scarto» nella proprietà del vicino-rivale per attirare «animali selvatici», nello specifico cinghiali, con l’obiettivo di provocare danni al terreno e, di conseguenza, «arrecare molestie a Mattioli».
Faldoni pieni di carte giudiziarie sono il risultato di oltre un decennio di denunce incrociate, sfociate anche in condanne. Come quella del 2015, quando il giudice Andrea Di Berardino ha inflitto a Penna sette mesi di reclusione (pena sospesa) per i reati di tentate lesioni personali, violazione di domicilio, minacce e ingiuria. La sentenza in questione si riferisce a un episodio avvenuto a Torrevecchia Teatina il 21 novembre del 2009. Quel giorno, è scritto sulle motivazioni, Penna – fermo davanti alla recinzione che delimitava il terreno di Mattioli – dapprima «minacciò quest’ultimo («Tu non lo sai, io sono di origini calabresi, io ti faccio saltare quella testa di... con uno dei miei sette fucili»), poi superò la recinzione, scuotendola e danneggiandola, e, approfittando di un abbassamento della stessa in un punto fangoso, raccolse una pala trovata a terra e, infine, si avventò contro la persona offesa, che resistette all’attacco bloccando il braccio di Penna. Dolorante alla spalla, si fece portare al pronto soccorso di Chieti».
L’anziano si è difeso sostenendo di non aver mai minacciato Mattioli, «bensì di aver scambiato con lui insulti nel corso di accese discussioni sui confini che la persona offesa aveva modificato. Anche lui presentò denunce nei confronti di Mattioli, così pure alcune doglianze circa l’illegittimità dei nuovi confini, ma né le une né le altre furono portate avanti dal suo avvocato». Il giudice è arrivato alla conclusione che il racconto di Mattioli e della compagna è «coerente», essendo supportato dal referto medico e dalle immagini riprese con il telefono. Anche domenica, a distanza di dieci anni da quell’aggressione finita in tribunale, Mattioli ha fotografato Penna mentre gli lanciava contro la benzina. (g.let.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

