«Un raptus armò la mano di Del Vecchio»

27 Ottobre 2016

La Cassazione conferma i 20 anni di carcere inflitti al figlio Marco in primo grado. La Procura voleva l’ergastolo

VASTO. Non uccise per crudeltà, ma per colpa di un raptus che offuscò la sua mente. Le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno confermato la sentenza emessa in primo grado dal giudice Anna Rosa Capuozzo contro Marco Del Vecchio, oggi quarantenne. Il 17 novembre 2012 l’uomo uccise entrambi i genitori, Emidio, 72 anni, e Adele Tumini, 68. I giudici hanno sancito che Del Vecchio agì in un raptus provocato dalle patologie di cui soffre e per le quali è seguito nel carcere di Torino da un pool di specialisti. Il caso è quindi chiuso. Confermata la condanna a 20 anni di reclusione.

Il ricorso della Procura e la discussione in Cassazione. Il sostituto procuratore Enrica Medori aveva chiesto l’annullamento della sentenza di primo grado emessa a maggio 2014 e il rinvio del caso alla Corte d’appello per la rideterminazione della pena, tenendo conto della gravità del fatto. La richiesta, corredata da un dossier nel quale veniva contestata la concessione delle attenuanti generiche e ribadite le aggravanti, è stata discussa dalla Cassazione a maggio. I giudici della suprema corte davanti alla complessità del caso hanno deciso di inviare gli atti alle Sezioni Unite. La sentenza emessa a fine estate, solo ieri è stata ufficializzata con le motivazioni. Nonostante i due omicidi aggravati dalla minorata difesa del padre, il difensore dell’imputato, l’avvocato Raffaele Giacomucci, ha dimostrato le precarie condizioni del suo assistito e l’incapacità di intendere e volere in determinate circostanze.

Il delitto. I corpi senza vita dei coniugi furono trovati la mattina del 18 novembre 2012 dalla figlia. Colpiti con centinaia di coltellate, erano avvolti in due grandi coperte e nascosti sotto il letto della camera del figlio Marco. La casa ripulita con dovizia. L’uomo fu trovato nel centro storico dopo diverse ore e arrestato dai carabinieri. Era in stato confusionale.

Il processo di primo grado. Dopo una serie di perizie, il 27 maggio 2014 fu celebrato il processo. Il giudice Capuozzo ritenne l’imputato punibile con una pena di 30 anni di reclusione: 23 anni per l’uccisione del padre infermo, più in continuazione 6 anni e mezzo per l’uccisione della madre e altri 6 mesi per le lesioni procurate ai carabinieri al momento dell’arresto. Tenuto conto delle attenuanti e della riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato, gli anni di carcere sono diventati 20. Il pm Medori chiese la condanna all’ergastolo con i primi tre anni da scontare in isolamento. Le stesse richieste sono state fatte alla Cassazione.

La difesa. Soddisfatto l’avvocato Raffaele Giacomucci. «Marco Del Vecchio è nel carcere di Torino», ha commentato Giacomucci, «proprio perché può essere seguito anche da un pool di medici. Ho invocato da subito per lui l’incapacità d’intendere ma la richiesta non fu accolta. Ora le Sezioni Unite hanno confermato in toto la decisione del giudice Capuozzo e questo non può che farmi piacere», conclude.

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