Una “bomba ecologica” alla foce del fiume Foro

Ecco le immagini choc di lastre di eternit, quintali di vecchi elettrodomestici fusti di vernice e materassi gettati sulla pista da trekking vicino ai campi coltivati
ORTONA. La Valle del Foro è la meta di molti abruzzesi amanti del trekking e della mountain bike per il suo paesaggio "incontaminato" che conduce dalla Maiella fino alle coste del mare Adriatico. Ma non è la prima volta che questa meravigliosa striscia di terra, attraversata da fitta vegetazione, estesi vigneti e antichi percorsi tratturali sia investita da un gravissimo problema che speravamo essere superato…
P., O. e R. conoscono bene alcune delle zone più incontaminate della provincia di Chieti perché amano scoprirla camminando a piedi, con uno zaino in spalla, per scorgere meravigliosi paradisi naturali, poco distanti dai centri abitati, che profumano di quell'Abruzzo che dorme e che dovrebbe essere valorizzato e protetto. Ed è una delle loro passeggiate ad essere stata sorpresa da una scoperta raccapricciante. Proprio lungo gli argini nord del fiume, a circa 500 metri dalla sua foce, nella zona tra Francavilla al mare e Ortona, che si sono trovati di fronte ad una vera e propria discarica abusiva. Qui, ai margini del fiume tra la vegetazione che cresce spontanea e digrada verso il mare, sono stati accumulate tonnellate di rifiuti di ogni tipo: scarti edili, pneumatici, frigoriferi, televisori, lastre di eternit, tubature, contenitori di fluidi chimici, scarti elettronici, materassi, grossi sacchi pieni di immondizia, altri elettrodomestici e tanta plastica e metallo. Uno di quei paradossi di cui l'uomo si fa illegittimamente protagonista: nel bel mezzo di una valle incontaminata, una potenziale bomba ambientale. Il disastro, oltre ad essere uno scempio di inciviltà indiscutibile, non è tale solo per la vicinanza considerevole di un corso d'acqua che sfocia in zone balneabili, ma anche per la intensissima attività agricola che caratterizza questa parte bassa del bacino del Foro. A pochissimi passi si estendono rigogliose coltivazioni di frutta e ortaggi. Il pericolo contaminazione delle acque e inquinamento dei terreni, sui quali crescono buona parte dei prodotti locali, non può essere ignorato. Insomma, mentre si è con i piedi in mezzo a calcinacci e rottami di frigoriferi, basta alzare lo sguardo per scorgere i campi coltivati e camminando ancora per poche centinaia di metri il mare si estende tranquillo davanti agli occhi, inconsapevole del pericolo che lo minaccia. Una vergogna di cui questa zona della Valle del Foro, purtroppo, si è già fatta più volte protagonista. Negli scorsi anni, lavativi giochi di competenze esibiti dalle amministrazioni locali hanno, addirittura, reso necessario l'intervento di associazioni come il Wwf che si sono viste costrette a scendere in campo armate di guanti e camion sui quali caricare gli ingombranti rifiuti.
Non si vogliono qui esibire le ennesime ammonizioni ad una educazione civica italiana dalle dubbie basi, ad una totale mancanza di buon senso individuale, e ad un inesistente amore e salvaguardia per i luoghi che ci ospitano e che, sempre con meno comprensibile generosità, ospiteranno i nostri eredi. Ma ci si vuole, anzi, ci si deve, assolutamente chiedere come sia possibile che le amministrazioni, a danni ormai fatti, ignorino uno scempio del genere sorvolando sul grave pericolo per la salute.
Benedetta Izzo

