Una corona nel quartiere ebraico

Guardiagrele. Bianco: «I nostri concittadini si adoperarono per salvare vite»
GUARDIAGRELE. Anche Guardiagrele ha celebrato ieri la Giornata della memoria. Alle ore 10, nell’antico quartiere ebraico di via Ghetto, alla presenza di rappresentanti di associazioni d’armi e del volontariato e degli alunni, il vice sindaco Flora Bianco, ha depositato una corona di alloro alla lapide dedicata alle vittime della Shoah. Bianco ha poi ricordato che Guardiagrele non fu immune dalla tragedia dell’Olocausto e ospitò un campo di internamento degli ebrei, regalando però all’umanità anche due Giusti tra le Nazioni, Emidio e Milietta lezzi che rischiarono le loro vite per salvare quelle degli ebrei perseguitati. «I guardiesi», ha ricordato Bianco, «in quel periodo si adoperarono in mille modi per aiutare gli ebrei. Il 4 febbraio del 1942 a Guardiagrele arrivò anche il rabbino Elio Toaff, che poi divenne capo della comunità ebraica di Roma, per celebrare il matrimonio tra due ebrei internati nella cittadina dopo le leggi razziali del 1938, si trattava di Maria Luisa Moldawer, autrice del libro “Internata n. 6”, primo diario pubblicato sulla vita in un campo di concentramento, e di Samuele Eisenstein, diventato poi uno dei più famosi psicanalisti degli Usa». Bianco ha proseguito: «Quello che lascia perplessi è che a compiere questi crimini erano anche persone considerate normali, genitori e mariti amorevoli che si trasformavano in spietati aguzzini. Stupisce che ancora oggi dopo quanto è accaduto, vengono chiuse molte porte e alzati muri verso chi fugge dalle atrocità della fame, del freddo e della guerra». Poi, gli alunni hanno letto poesie, saggi e testimonianze sull’Olocausto. Una studentessa in omaggio alle vittime della Shoah ha suonato al violino i pezzi “La vita è bella” e “L’inno alla gioia”.
Giovanni Iannamico

