Una malata: «Ridateci la Reumatologia»

9 Maggio 2020

Atessa. Appello alla Asl di una paziente in cura: ambulatorio chiuso e medico spostato altrove

ATESSA. «Dateci almeno la possibilità di andare nel presidio territoriale di Casoli e, soprattutto, permettete che ci curi il dottor Giuseppe Santalucia». È questo l'accorato appello che una paziente, M.D.S. di Agnone, affetta da una osteoporosi severa, rivolge alla segreteria Urp (ufficio relazioni con il pubblico) Asl Lanciano-Vasto-Chieti e al dottor Angelo Muraglia, direttore sanitario dell’Asl Chieti. «A causa della mia patologia», spiega la paziente, «vado nell'ambulatorio di reumatologia di Atessa, dove opera, o meglio, dovrei dire, operava il dottor Santalucia, un medico competente, scrupoloso, affettuoso, sempre a disposizione, tanto da meritare la stima e la benevolenza dei suoi assistiti, che aumentano sempre di più».
I problemi nascono da quando il San Camillo di Atessa è stato trasformato in ospedale Covid e l'ambulatorio di reumatologia è stato chiuso mentre gli altri sono stati trasferiti nel presidio di Casoli. «Noi pazienti siamo entrati nel panico: appuntamenti saltati e non riconfermati, anche perché l’ambulatorio di reumatologia del dottor Santalucia non esiste più in nessun ospedale ed egli sarà nominato con buona probabilità medico di ospedale Covid-19, rimanendo ad Atessa, mentre - forse - l’ambulatorio verrebbe aggregato a quello di Chieti. Vorrei precisare» continua la signora «che gli ambulatori di Atessa, per esempio la diabetologia, sono stati trasferiti a Casoli, dove ci sarebbe posto anche per la reumatologia. Perché non si può adottare questa soluzione? Perché non ci è permesso di andare almeno a Casoli?». La signora di Agnone assicura che se la questione non dovesse risolversi i pazienti reumatologici faranno sentire la loro voce fino al Tribunale del malato, se non fino alla Corte europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo. «Noi rivendichiamo l’ambulatorio di reumatologia con il dottor Santalucia. Vorrei far capire, a nome di tutti i pazienti reumatologici, che la nostra non è una protesta contro chi ha preso tali decisioni, ma è una questione più profonda: un medico che ti cura da anni conosce tutto di te, le tue patologie ma anche le tue paure, i tuoi dubbi, le tue speranze: una conoscenza che si è formata nel tempo, negli anni, che non si improvvisa. Ricominciare con un altro medico, seppur bravo e competente, ci sconforta, ci addolora, ci fa sentire più dura la nostra malattia».
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