Una processione da record: tutta la città torna in strada

8 Aprile 2023

Le note del Miserere commuovono i fedeli che abbracciano il centro storico  

CHIETI. Il giorno degli incappucciati, delle fiaccole e di una grande e commossa partecipazione. Venerdì Santo lungo le strade del centro storico, particolare momento di aggregazione e senso di appartenenza per chi è nato e cresciuto a Chieti. Sensazioni sintetizzate, anni fa, dagli appassionati versi dialettali del poeta Raffaele Fraticelli: “Chi sa pe’ quanta tempe, quant’ancore, stu jorne vè pparlà dentr’a lu core”. Proprio così.
E ieri sera la città, per il ritorno senza limitazioni anti-Covid, era di nuovo tutta lì. Per sentire ancora salire dai vicoli, e diventare via via sempre più forti e distinte, le note del commovente Miserere di Selecchy. Oltre cento violini, altrettanti cantori e i simboli della Passione portati a spalla da uomini incappucciati: l’angelo, il sasso, il velo, le lance, la scala, la Croce, la statua dell’Addolorata, che indossa un abito di pesante seta nera ricamata a fili d’oro, e quella del Cristo morto ricoperta da un velo prezioso trapunto di gioielli. Su tutto, il lavoro dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, nei secoli gelosa custode di un evento di grande spessore anche dal punto di vista culturale. Emozioni che finiscono per coinvolgere anche tanti turisti, richiamati dalla suggestione della processione che alcune fonti definiscono come la più antica d’Italia, sin dalla mattina, in occasione delle ultime prove del Miserere in un’affollatissima cattedrale di San Giustino, con fremiti che coinvolgono in maniera particolare quanti hanno lasciato da tempo la città ma fanno davvero di tutto per non mancare all’appuntamento, rinnovando attorno allo sfilare di quelle mozzette giallo oro con tunica e cappuccio nero, l’orgoglio e l’emozione di sempre.
Netta la sensazione che sia una intera comunità a farsi essa stessa processione attraverso un evento che scandisce e segna il trascorrere degli anni. E quando poi, magari, sei accompagnato da un amico o da un collega che assiste per la prima volta alla Processione di cui gli hai tanto parlato, ecco scattare, puntuale, la voglia di raccontarsi e raccontare la propria storia, orgogliosi di mostrare il volto migliore, sotto la luce delle fiaccole, di stradine, piazze, palazzi e monumenti ai quali si scopre di sentirsi ancora parecchio legati. Anche in un momento in cui la città sta vivendo un momento di particolare difficoltà sotto diversi aspetti.
«Davvero un evento di grande spiritualità e condivisione che appartiene a tutti», spiega il sindaco Diego Ferrara, che ha accolto per la Processione anche il presidente della Regione Marco Marsilio. «Un onore viverlo da sindaco di una città che ogni anno si stringe attorno alla propria storia e alla sua fede antica, pronta ad accogliere migliaia di persone e mostrarsi nel suo lato più intimo e sensibile, quello del passaggio dalla morte alla vita. La speranza è che tale simbologia accompagni verso una rinascita spirituale e sociale affinché si possa ritrovare, nella pace e nel dialogo, l’orizzonte cui guardare per far crescere la nostra comunità». Immagini concentrate all’imbrunire di un pomeriggio di primavera quando la Processione prende ad allungarsi, dalla Cattedrale, nel suo incedere mesto e solenne, attraverso un lungo serpentone di simboli, devozione, tradizione e ricordi. Una profonda mestizia ad accompagnare la sfilata degli appartenenti alle diverse confraternite nelle loro mozzette dai diversi colori in un incredibile silenzio con finestre e balconi affollati, accarezzati e poi sempre più coinvolti dalla dolcezza melodica del Miserere.
«Un evento eccezionalmente struggente», sintetizzò monsignor Bruno Forte al suo arrivo in città, «vissuto con intensa partecipazione». Attraverso la quale, proprio tra quei passi cadenzati, sembra si possa riscoprire vivacità ed accoglienza. Aspettando quel grande stendardo nero che apre il corteo, pronto a snodarsi sul percorso di sempre disegnando una sorta di croce tra i vari quartieri. In frenetica attività il “popolo del selfie”, tante le videochiamate all’amico d’infanzia che vive lontano e risponde con voce impastata di nostalgia. Un tumulto di sentimenti, insomma. E, tornando a casa, addosso una emozione che va sicuramente al di là della partecipazione ad un intenso appuntamento religioso.
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