Uniti per Atessa: l’ospedale è solo sulla carta

La denuncia della maggioranza che chiede reparti, personale e il ritorno del distretto sanitario
ATESSA . «Ospedale sì e subito, rifiuti sanitari a rischio infettivo no»: è questo lo slogan con il quale il gruppo di maggioranza in consiglio comunale Uniti per Atessa (Mau, Pd, Indipendenti) entra nel dibattito politico che verte su due argomenti: rigetto da parte del comitato Via della Regione del progetto della Di Nizio e ospedale San Camillo.
«Ringraziamo l’amministrazione comunale di Atessa guidata dal sindaco Giulio Borrelli» , afferma in una nota Uniti per Atessa, «per aver bloccato il progetto Di Nizio che, sommato all’attività dell’altra ditta che già tratta questo tipo di scarti sanitari nella nostra valle, porterebbe nella zona a sterilizzare oltre un quarto di tutti i rifiuti sanitari d’Italia. Sappiamo che la battaglia non è finita perché la Di Nizio ha già preannunciato ricorso alla giustizia amministrativa. Chiediamo all’amministrazione comunale di continuare a difendere, con la stessa capacità e coerenza dimostrate finora, la salute dei cittadini e il rispetto dell’ambiente».
Nei giorni scorsi il coordinatore cittadino della Lega, Enzo Pellegrini, che è anche consigliere comunale di minoranza, ha preannunciato, per l'ospedale San Camillo, l'approvazione da parte della Asl Lanciano-Vasto-Chieti di interventi di adeguamento edile e impiantistico in alcuni locali da destinare a piastra ambulatoriale di Gastro-endoscopia digestiva nel piano secondo dell’ospedale cittadino, per un importo di 300mila euro finanziamento della Regione. «Il riconoscimento del San Camillo de Lellis come ospedale al servizio di un entroterra disagiato (avvenuto nel 2018 con la delibera n. 824 della giunta regionale di centrosinistra e ribadito nel 2019 dall’attuale giunta di centrodestra, ndc)», afferma il gruppo Uniti per Atessa, «non trova ancora concreta e definitiva attuazione. Manca l’area chirurgica, la medicina funziona a scartamento ridotto, il tentativo di trasformarci in un Pta è ancora in atto perché non ci sono gli investimenti regionali necessari per il personale medico specializzato e per l’organizzazione ospedaliera. Non c’è un cronoprogramma per l’apertura di tutte le attività che ci spettano. Stiamo ancora aspettando che ci venga restituito il distretto sanitario di base trasferito altrove: un fatto inaccettabile e vergognoso. Non ci lasciamo ingannare dagli specchietti per le allodole e dalla propaganda della Lega e del centrodestra. Diciamo, quindi, ai cittadini: continuiamo insieme la lotta per difendere il nostro diritto alla salute e ad un ambiente pulito e sicuro».

