Università, alle stelle i costi legali

1 Settembre 2014

Gli ispettori del Mef: nel 2012 spesi oltre 500 mila euro, cifra quadruplicata rispetto a due anni prima

CHIETI. Mezzo milione di euro per spese legali e notarili. Costi che l’Università d’Annunzio ha sostenuto nell’arco del 2012.

Cifra quasi raddoppiata rispetto al 2011 e quadruplicata in raffronto al 2010 quando per i medesimi capitoli l’ateneo spese 178.881 euro.

Numeri che vengono snocciolati dagli ispettori del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) nella relazione sui conti della d’Annunzio. Non solo. Nella relazione si evidenzia anche «spesso non è specificata la motivazione della scelta del professionista e data indicazione dei criteri sulla base dei quali è stato ritenuto congruo il pagamento pattuito. In sostanza» si aggiunge «gli incarichi risultano per lo più affidati “intuitu personae” essendo basati sul rapporto fiduciario».

Nel corso di tre anni, inoltre, in modo graduale, sarebbero diminuite le spese per consulenze, studi e indagini, a fronte invece, dell’aumento relativo ai contenziosi. Costatazione che ha spinto gli ispettori del ministero a chiedere lumi al direttore generale Filippo Del Vecchio. «In relazione a ciò» scrivono «i redigenti hanno ritenuto di richiedere al direttore generale, nella qualità di responsabile dell’ufficio legale, un elenco procedimenti pendenti con l’indicazione dell’affidamento di patrocinio».

Nell’elenco figurano i contenziosi più disparati: dalla richiesta di risarcimento per interventi chirurgici alla ricostruzione carriera. Ma anche per l’adeguamento retributivo del personale.

Viene però da chiedersi per quale motivo, per 35 vertenze , pari al 21,6 per cento del totale, la d’Annunzio abbia scelto di essere patrocinata da un avvocato «di fiducia» e non dall’avvocatura di Stato. Scelta che, ovviamente, avrebbe consentito un patrocinio gratuito e un risparmio per le casse dell’ateneo. Scelta discutibile per gli ispettori del Mef.

«L’Università» è scritto nella relazione «ha ritenuto di conferire gli incarichi non avvalendosi del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato in considerazione della specificità della materia, e comunque, senza la previa verifica della rinunzia da parte del citato organo legale dello Stato. Le censure del ministero sui bilanci della d’Annunzio nascono da un confronto «tra i dati di bilancio con quelli desumibili dal prospetto redatto in sede di ricostruzione del Fondo». Quel Fondo che per Del Vecchio si è esaurito negli anni e che «per errore» è stato egualmente elargito ai dipendenti sotto la voce di Ima. Denaro che ora il dg vuole indietro. Ma gli amministrativi non ci stanno e minacciano di bloccare i test di ingresso dei corsi di laurea delle professioni sanitarie.

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