Università, chiude la casa dello studente

Villaggio Mediterraneo. Lettera del proprietario, i ragazzi restano senza alloggio Dietro il pasticcio la diffida del Comune al gestore di mettersi in regola
CHIETI. «Siamo spiacenti ma non riapriremo il 24 agosto. Forse non riapriamo proprio».. Risponde così l’addetta alla reception del Campus X, lo studentato privato al Villaggio del Mediterraneo la cui gestione sta inviando, a pochi giorni dalla ripresa delle lezioni universitarie, una serie di comunicazionI con cui si avvertono gli utenti della mancata riapertura. Porte sbarrate ieri mattina nel grande edificio colorato del Campus X. Alle vetrate era affisso un cartello con su scritto “Chiuso per ferie. Riapriremo il 24 agosto 2015”. Proviamo a suonare e si presenta una ragazza che spiega che l’edificio è chiuso. Chiediamo comunque qualche informazione in più, visto che il cartello parla di una riapertura tra pochi giorni, ma la ragazza comunica che probabilmente non si riapre più. Cerchiamo di parlare con qualcun altro, ma nell’ampia sala d’entrata c’è soltanto una seconda addetta alla reception che, in sostanza, dice le stesse cose, adducendo come motivazione soltanto la mancanza di “permessi della Regione”.
CAMPUS X, LO STUDENTATO
L’edificio che ospita lo studentato è stato realizzato nel 2009 in occasione dei Giochi del Mediterraneo. All’epoca si scelse la zona di Madonna delle Piane a Chieti per ospitare il villaggio degli atleti dei giochi che si tenevano a Pescara in ragione del fatto che le strutture potevano essere riconvertite a favore del polo universitario-ospedaliero. Si pensò soprattutto all’università “d’Annunzio”, uno dei pochi a non avere una casa dello studente. La palazzina ideata per essere riconvertita in casa dello studente è proprio quella gestita dalla società Campus X, che si occupa di strutture simili anche a Roma e a Bari. La proprietà, però, è del Fondo Fabrica Immobiliare che l’ha acquistata dai costruttori del Villaggio del Mediterraneo. L’edificio è costituito da due torri di nove piani collegate da una piastra centrale. Può ospitare 300 studenti e contiene anche sale comuni, aree studio, un’ampia cucina comune e connessione internet a disposizione degli ospiti. Le stanze hanno due letti. Il singolo posto letto è venduto a 270 euro. In vista del prossimo anno accademico lo studentato si sarebbe completamente riempito, al momento, però, aveva soltanto 165 prenotazioni. A tutti è però arrivata una comunicazione, prima via mail, e poi attraverso lettera raccomandata, con cui si avvertiva che lo studentato non avrebbe riaperto.
“TELEFONI A ROMA”
«Per sapere cosa sta succedendo telefoni al numero indicato dal sito internet». Le due ragazze della reception non hanno voluto dire nulla di più. Il numero ha come prefisso quello di Roma. Chiamiamo e risponde un addetto che spiega che sono tutti in ferie e che lui si occupa del campus universitario romano di Tor Vergata. Conosce, però, almeno per sommi capi, le vicende teatine e le spiega partendo da «una delibera del Comune del 6 agosto scorso basata su leggi regionali, secondo cui la struttura può essere gestita solo da una società non a scopo di lucro. E noi non lo siamo». Ma come mai questo “particolare” salta fuori solo adesso? L’addetto, che non vuole neanche rilasciare il suo nome, non sa rispondere e dice solo che loro hanno firmato un contratto con la proprietà dove sembrava che fosse “tutto a posto”. Visto che le cose, però, non stavano così, la società non ha potuto fare altro che comunicare tempestivamente agli studenti che non sarebbero potuti rientrare. «Noi ci sentiamo parte lesa in questa storia», conclude il dipendente, «e non è detto che ricorreremo alle vie legali».
LA DIFFIDA DEL COMUNE
Cerchiamo allora la delibera del Comune del 6 agosto, che nelle comunicazioni agli studenti viene definita anche come ordinanza del Comune. «In realtà», spiega l’assessore comunale all’urbanistica Mario Colantonio, «si tratta di una diffida che il Comune è stato costretto a fare perché a sua volta richiamato dalla Regione. La diffida, emessa dall’ottavo settore comunale, invita il gestore a non esercitare attività di albergo e di casa vacanze ai sensi di quando stabiliscono le leggi regionali». Ma perché trattandosi di uno studentato si tira in ballo l’attività di albergo e di casa vacanza? «Perché», risponde l’assessore, «nel 2012 la società aveva chiesto un cambio di destinazione d’uso per trasformare la struttura in albergo e nel 2014 ha fatto la stessa richiesta di cambio di destinazione d’uso ma per una casa vacanza. Cambi di destinazione d’uso che non sono stati concessi, perché dovevano essere accompagnati da una serie di ingenti interventi. E d’altronde il cambio di destinazione d’uso ci doveva essere per forza visto che lo studentato può essere gestito solo da società non a scopo di lucro e la società che attualmente gestisce quella struttura non è una onlus».
Prima di arrivare alla diffida, però il Comune ha tentato di aggiustare le cose. «Il 4 agosto scorso», dice l’assessore, «abbiamo convocato una riunione per vedere se la società avesse intenzione di adeguarsi alle iniziative». Ma le risposte ottenute non sono state né chiare né rassicuranti. Di fronte a questa situazione, con la Regione che ha richiamato più volte il Comune, e la società che da anni sta gestendo quella struttura pur essendo inadempiente alle norme di legge, la diffida è apparsa un “atto dovuto”.

