Università, ricerca sull’Alzheimer

3 Marzo 2022

Il lavoro pubblicato su una rivista internazionale apre a nuovi importanti studi

CHIETI . È stato pubblicato nel numero di marzo della prestigiosa rivista internazionale “eLife” il lavoro denominato “Trem2 regulates purinergic receptor-mediated calcium signaling and motility in human iPSC-derived microglia”. Si tratta di una ricerca che spiega come un gene coinvolto nello sviluppo della malattia di Alzheimer, influenzi la risposta della microglia, le cellule che controllano i processi neuroinfiammatori ed il danno cerebrale in molte patologie neurologiche. Il lavoro è frutto della collaborazione strutturata e duratura che intercorre da più di vent’anni fra l’università d’Annunzio di Chieti-Pescara e quella statunitense della California-Irvine. Un’interazione operante attraverso le strutture di eccellenza del “Center for advanced studies and technology” (Cast) e dell’Istituto di tecnologie biomediche avanzate (Itab).
Lo studio mostra una connessione fra le dinamiche variazioni del calcio intracellulare, uno dei principali meccanismi di segnalazione biologica, e la reattività della microglia a vari segnali di danno neuronale. Co-primo autore dell’articolo è il dottor Alberto Granzotto, dell’Unità neurologia molecolare del Cast. «Il dottor Granzotto, ora di ritorno alla d’Annunzio», sottolinea il professor Stefano Sensi, coordinatore dell’Unità di neurologia molecolare, «ha potuto usufruire dell’opportunità di ricerca offerta dal prestigioso training grant Marie-Sklodowska Curie, finanziato dall’Unione Europea. Questo lavoro apre importanti prospettive translazionali che saranno ulteriormente investigate dalla sezione di Neurobiologia, da lui coordinata, presso il Cast della d’Annunzio. Sono competenze di grande rilievo che vengono ora messe a disposizione di Cast, Itab e di tutta la d’Annunzio».
«I processi neuroinfiammatori mediati dalla microglia», spiega Granzotto, ricercatore del Dnisc, «stanno emergendo come meccanismi centrali per lo sviluppo e la progressione di patologie neurodegenerative, come la demenza di Alzheimer. Un ulteriore elemento di novità del nostro studio è offerto dall’uso di microglia derivante da cellule staminali umane di soggetti sani e di pazienti. Questo setting sperimentale, oltre ad essere all’avanguardia, ci permette di superare le limitazioni dei modelli preclinici su animali da laboratorio, contribuendo dunque a modelli sostenibili, etici, ed a alto potere epistemologico».
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