Usura ai negozianti: quattro condanne

Dopo 10 anni arriva la sentenza definitiva. Parla la vittima Di Biase: ho ottenuto giustizia ma ho perso la mia macelleria
LANCIANO. Ci sono voluti dieci anni per ottenere giustizia. Alla fine Nicola Di Biase, ex commerciante, l’ha ottenuta. Venerdì sera la Cassazione ha confermato le condanne per altri quattro arrestati per usura ai danni di una decina di negozianti dell’area frentana. Un 49enne, di Lanciano, dovrà scontare la pena a quattro anni di reclusione; Oreste Valerio, 65 anni, di Perano, a tre anni; Carmine Di Rocco, 54 anni, e Achille Di Rocco, 71, entrambi di Lanciano, a due anni e sei mesi.
Insieme alla sentenza del luglio scorso (quattro anni e otto mesi di reclusione per Guglielmo De Rosa, 47 anni; quattro anni di reclusione per Ferdinando Buccini, 56 anni, e Rocco Buccini, 30; due anni per Tommaso Angelucci, 61 anni), questa seconda pronuncia degli ermellini mette la parola fine a una vicenda che scosse Lanciano: era la prima volta che emergeva il fenomeno dello strozzinaggio ai danni di commercianti della città.
Era il marzo 2007 quando scattò l’“Operazione Aghi”. Dopo sei mesi di indagini la polizia di Lanciano, con l’ausilio dei colleghi di Chieti, Roma e Vasto, scoprì il giro di usura.
I tassi annuali oscillavano tra il 120 e il 300%, per somme che andavano da 20mila a 100mila euro. A dare il via all’inchiesta fu Di Biase, titolare di una macelleria in via Per Fossacesia, vicino all’ospedale. Esasperato dalle continue richieste di denaro ad elevati tassi d’interesse, il macellaio aveva denunciato tutto alla polizia. Le indagini del commissariato portarono alla sbarra undici persone accusate, a vario titolo, di concorso in usura aggravata, estorsione, truffa e lesioni.
«Mi sono sacrificato alla causa che ritenevo e ritengo giusta», dice al Centro Di Biase alla luce della nuova sentenza della Cassazione, «ma che non ha raggiunto lo scopo ultimo che la legge si prefissava: salvare la mia attività commerciale». Di Biase, 45 anni, ha trovato lavoro nella macelleria di un’altra città.
«Non per scelta, è capitato», precisa, ma il suo negozio ha dovuto chiuderlo, anche per motivi familiari che si sono aggiunti alla vicenda giudiziaria. «Finalmente si è chiusa, è durata oltre dieci anni (la denuncia alla polizia ci fu nel 2006, ndr) ed ha visto confermate in Cassazione le condanne per le usure che ho subito», racconta il macellaio, «dalle mie denunce sono partite le indagini che hanno permesso di condannare otto persone che avevano approfittato del mio stato di bisogno e che mi hanno costretto a chiudere l’attività».
«La Cassazione ha confermato l’attendibilità di Di Biase e l’obbligo del risarcimento dei danni (da quantificare, ndr)», sottolinea l’avvocato Mauro Iodice di Caserta, «abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia, nonostante gli attacchi scomposti degli imputati».
Otto persone condannate, tre sono state assolte nella sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Lanciano nell’aprile 201, in Cassazione: «Pare che si tratti di un record assoluto in Italia», sottolinea Nicola Di Biase, «devo ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine in questi dieci lunghi anni di calvario. In primis la polizia di Lanciano, i funzionari della prefettura di Chieti, che hanno seguito le mie vicende con l’antiusura, il mio avvocato che è stato sempre al mio fianco. Dovrei parlare anche di cose negative, istituzioni che non hanno funzionato, ma non ora. Oggi» prosegue il macellaio « voglio solo lanciare un segnale: si colga l’occasione di questa vittoria della giustizia su un vile reato, che rovina commercio e imprenditoria, per promuovere condizioni normative premiali a vantaggio delle vittime di usura che intendono proseguire nella loro attività economica nonostante tutto. Potrebbero servire da incentivo» sottolinea convinta Di Biase «per chi preferisce subire in silenzio le conseguenze delle azioni degli usurai».
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