Usura, il giudice conferma le accuse ai sette
Operazione Repulisti. Il Gip Pasquale: «Gravi indizi di colpevolezza, restano le esigenze cautelari»
VASTO. Comincerà alle 10,30 di questa mattina l’interrogatorio di garanzia di P.D., 47 anni, l’uomo di origine pugliese, residente a Gissi che si è costituito giovedì in commissariato di ritorno dalla Romania. Per gli inquirenti si tratta di una figura emblematica dell’operazione Repulisti, scattata una settimana fa e che ha portato a 8 misure di custodia cautelare: due in carcere, sei ai domiciliari. In tutto ci sono 18 indagati. Sono molte le domande che il gip Fabrizio Pasquale intende porre all’uomo. P.D., assistito dagli avvocati Antonello Cerella e Pino Sciarretta, sembra intenzionato a rispondere.
Ieri, intanto, con l’interrogatorio di D.M., 46 anni, di origine albanese, residente a San Salvo, sono finiti gli interrogatori degli indagati ai domiciliari. D.M., ha fornito la propria versione dei fatti e al termine il difensore, Pino Sciarretta, ha chiesto la remissione in libertà. Il giudice, tuttavia, per lui così come per gli altri, ha rigettato l’istanza. «Permangono», ha spiegato il gip Pasquale, «gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari».
Gli avvocati che difendono gli indagati hanno annunciato il ricorso al tribunale del Riesame. Ipotesi che non sembra turbare più di tanto il gip. «La posizione cautelare», dice, «è frutto di laboriose indagini, osservazioni, pedinamenti e intercettazioni da parte della polizia giudiziaria. Il materiale probatorio è arricchito da riscontri cartacei. Per questo la posizione cautelare non è mutata».
I dialoghi intercettati e il comportamento degli accusati, ha portato prima il procuratore capo, Giampiero Di Florio e poi lo stesso gip a squarciare il velo che copriva una delicatissima vicenda fatta di spaccio, debiti, minacce, violenze, usura. Gli indagati sono stati denunciati l’estate scorsa da più persone. Cinque anni fa, uno di loro a causa dello stress dovuto alla perdita del posto di lavoro, cominciò a fare uso di cocaina, acquistando la droga nel corso dei mesi, da diversi spacciatori. Il primo era stato B.V., di etnia rom. Gli investigatori avrebbero appurato che in pagamento della sostanza B.V., dopo aver picchiato il debitore, l’avrebbe costretto a firmare documenti in bianco. Per acquistare altra droga e al tempo stesso vivere, la vittima ha contratto debiti con altri indagati che lo hanno costretto a restituire le somme di denaro con elevatissimi interessi usurai. La vicenda di cui il magistrato si sta occupando parla anche di sequestri. Il sequestro della vittima, ma anche della sua compagna e di violenza sui genitori. «Come detto, il contenuto delle intercettazioni racconta le condotte violente degli accusati. Gravi indizi di colpevolezza», ribadisce il gip Fabrizio Pasquale. (p.c.)
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