Usura, le due indagate restano ai domiciliari

1 Ottobre 2022

Prestito con un interesse del 4mila%: il giudice respinge le richieste di revoca della misura cautelare

LANCIANO. Restano agli arresti domiciliari le due indagate per usura ed estorsione ai danni di una giovane imprenditrice di Lanciano. Il gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare sia per Carmela Gargano, 40 anni, che per Laura Ciarelli, 37. Nei giorni scorsi le due, assistite rispettivamente dagli avvocati Massimiliano Baccalà e Giuseppe Pantaleone, avevano dato la propria versione dei fatti rispondendo alle domande del giudice durante l'interrogatorio di garanzia. Entrambe avevano ammesso di aver prestato i soldi all'imprenditrice - 900 euro la Gargano, diecimila la Ciarelli – respingendo, però, l'accusa di avere chiesto interessi sulle somme da restituire. Anche l'accusa di estorsione, secondo i difensori delle due indagate, sarebbe ridimensionata: i fantomatici usurai della malavita napoletana, invocati nelle minacce rivolte alla vittima dalle presunte strozzine, sarebbero stati solo un'invenzione della Gargano per ottenere la restituzione del prestito. Il Gip ha però motivato il rigetto delle istanze con il fatto che a carico delle indagate permangono gravi indizi di colpevolezza. Sia Baccalà che Pantaleone hanno presentato ricorso al tribunale del riesame dell'Aquila.
Ai domiciliari c'è anche Clelia Malvone, 30 anni, unica indagata anche per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti nell'indagine condotta dalla polizia e coordinata dalla Procura di Lanciano. La 30enne, arrestata altre due volte tra giugno e agosto per lo stesso reato, aveva fatto scena muta durante l'interrogatorio di garanzia. Nessuna richiesta di modifica della misura era stata, inoltre, avanzata dagli avvocati Paolo Sisti e Massimo Biscardi. L'attività investigativa della polizia era partita dalla denuncia della vittima, vessata dalle continue richieste a sfondo estorsivo per il pagamento delle rate del prestito concesso dalle indagate con un tasso di interesse imposto che in alcuni casi, come accertato dalla guardia di finanza che ha collaborato all'indagine, raggiungeva il 4mila%.
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