Va a prostitute, picchia la moglie e lascia il figlioletto senza il latte

Un 41enne ortonese è accusato di maltrattamenti e lesioni: chiesti tre anni e mezzo di carcere Il pm: «Sottraeva le risorse alla famiglia e vendeva l’oro della coniuge anche per comprare cocaina»
CHIETI. La moglie non aveva neppure i soldi per comprare il latte al figlioletto. E lui usava le risorse della famiglia per andare a prostitute e sniffare cocaina. La procura di Chieti ha chiesto tre anni e mezzo di carcere per un quarantatreenne ortonese (di cui non indichiamo le generalità a tutela esclusiva dell’identità delle vittime), accusato di maltrattamenti e lesioni personali pluriaggravate. La sentenza del giudice Maurizio Sacco arriverà il prossimo 24 giugno.
A indagare sui gravi episodi di violenza, avvenuti a Ortona, sono stati i carabinieri della locale stazione. La donna, 37 anni, rappresentata dall’avvocato Francesca Di Muzio, si è costituita parte civile e chiede 50.000 euro di risarcimento danni: «Si è ampiamente raggiunta la prova della penale responsabilità dell’imputato», ha sottolineato il legale. L’avvocato Donato Carinci ha chiesto invece l’assoluzione del suo assistito: «Non c’è un solo testimone che abbia visto l’imputato alzare le mani o maltrattare la moglie. Anche la testimonianza della persona offesa è stata totalmente inattendibile, lacunosa e contraddittoria».
«L’imputato», sintetizza il sostituto procuratore Lucia Anna Campo (ieri, per l’accusa, c’era il pm d’aula Roberta Capanna), «poneva in essere reiterati atti lesivi dell’integrità, della libertà e dell’onore della coniuge convivente». Più nel dettaglio: «Oltre a disinteressarsi delle esigenze quotidiane di lei e del figlio, sottraeva risorse alla famiglia per spese del tutto voluttuarie con prostitute, incontri cui faceva menzione alla moglie al fine di umiliarla, e per l’acquisto di cocaina, sostanza stupefacente di cui è dipendente e che acquistava anche vendendo monili in oro della coniuge». Il quarantatreenne è accusato di aver svilito la donna nei modi peggiori, addirittura lasciando i resti dei pasti sul pavimento perché fosse obbligata a raccoglierli. Lei era di fatto costretta a chiedere aiuto «a terzi per le esigenze della vita sue e del figlio». Sono due le aggressioni contestate dalla procura. Nel primo caso, il marito ha sbattuto la trentasettenne contro l’armadio della camera da letto, colpendola con pugni in faccia e allo sterno e tirandole i capelli. Le lesioni, giudicate guaribili in cinque giorni, sono state certificate dai medici del pronto soccorso. In un’altra occasione, invece, la donna è stata scaraventata contro un bracciolo del divano di casa ed è rimasta ferita.
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