Va in tribunale con un coltello: denunciato

L’uomo aggredì a settembre due assistenti sociali: doveva ascoltare la deposizione di una figlia che lo accusa di maltrattamenti
LANCIANO. Si presenta in tribunale con un coltello a serramanico e scatta la denuncia per porto abusivo di arma. Protagonista della vicenda è N.M., 42 anni, di Lanciano, che ieri mattina era andato in tribunale per ascoltare, da una camera separata, la deposizione protetta di sua figlia di 10 anni, nell’ambito di una indagine che lo vede accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia. La ragazzina avrebbe confermato le accuse. Secondo la ricostruzione delle guardie giurate e della polizia, l’uomo attorno alle 8,30 entra nell’atrio del tribunale con una borsa. La appoggia sul banco per il controllo. La borsa è pulita. Le guardie poi prendono il metal detector che rileva la presenza di un oggetto metallico in tasca. L’uomo, però, non vuole vuotare le tasche e così arriva una pattuglia volante della polizia che trova nella cavità un coltello a serramanico da 20 centimetri, proibito. Il coltello viene subito sequestrato e l’uomo denunciato dalla polizia coordinata dalla dirigente Lucia D’Agostino, all’autorità giudiziaria per porto illegale di armi.
Prima, però, N.M. ha potuto ascoltare la deposizione della figlia di 10 anni. Secondo l’accusa del sostituto procuratore Serena Rossi, l’uomo dal gennaio 2016 “dando sfogo alla sua indole violenta e prevaricatrice”, maltrattava le figlie minori di 10 e 8 anni “aggredendole fisicamente quasi ogni giorno”. Le colpiva con violenti schiaffi e pugni. Le avrebbe colpite anche con una scopa e una cintura e costrette ad esercitarsi con gli strumenti musicali ogni giorno per più ore al giorno. Sempre per l’accusa l’uomo avrebbe sottolineato la loro incapacità, impediva loro di giocare, “le sottoponeva a comportamenti umilianti che facevano insorgere nelle bimbe una condizione di vero e proprio abbattimento psicologico e prostrazione, in grado di minare fortemente il loro delicato equilibrio psicofisico”. Nell’incidente probatorio la bambina ha parlato per circa mezz’ora con la psicologa a cui avrebbe raccontato di avere un padre molto severo, che volavano le sberle quando lei o la sorella sbagliavano. E che con la cinta l’avrebbe picchiata una volta sola. Maltrattamenti durati, sempre per l’accusa, fino al giorno in cui le bimbe hanno lasciato la casa natia per essere accolte in una struttura protetta.
Da allora N.M., rappresentato dall’avvocato Nicola Rullo, le incontrava negli uffici delle politiche sociali in via dei Frentani. Ma anche in uno di questi incontri la sua indole violenta è venuta fuori. Il pomeriggio del 13 settembre scorso l’uomo, all’improvviso, prese a calci e pugni l’assistente comunale T.C., e poi la collega accorsa in suo aiuto. Un’aggressione finita con una denuncia, che si somma ai maltrattamenti in famiglia e a quella di ieri per porto abusivo di arma.
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