«Val di Sangro compromessa con i rifiuti»

18 Luglio 2018

Atessa. Il vicepresidente della Regione, Lolli, con i sindaci: se arrivano le due aziende si rischia lo sviluppo di questa zona

ATESSA. «Dobbiamo esprimere le nostre volontà nel rispetto delle normative e delle leggi e la nostra volontà, come già ho detto in occasione della manifestazione dei primi di maggio, è che queste due aziende rischierebbero di compromettere lo sviluppo della Val di Sangro»: così il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, ha concluso l’incontro che si è svolto ieri pomeriggio nella sala consigliare del comune. Erano presenti una delegazione dei quaranta sindaci che fanno parte del Comitato dei prinmi cittadino del Sangro-Aventino-Frentano per la tutela e valorizzazione dell’ambiente, dirigenti dell’Arta e tecnici della Regione.
Continua, quindi, come promesso dal sindaco di Atessa, Giulio Borrelli, la battaglia per chiedere la revoca (termine che è stato sostituito durante la discussione con un apparente meno impattante “rivalutazione e riesame dell’Aia”) dell’autorizzazione alla ex Ciaf; di ribadire il no alla Di Nizio e alla discarica di Rocca San Giovanni. Il Comitato ha recentemente inviato un lungo e dettagliato documento nel quale, partendo dal Piano regionale in materia, viene analizzata la situazione dei rifiuti in Abruzzo, in particolare per quanto riguarda quelli speciali pericolosi e quelli sanitari.
«Non sappiamo», ha affermato Borrelli, «se la Ecoeridania, dopo la grande opposizione dimostrata da tutto il territorio al suo progetto, voglia ancora portare avanti la sua intenzione di ricomprare, nella procedura di concordato preventivo, l’autorizzazione della ex Ciaf Srl per rimetterla in funzione. Alla luce delle considerazioni svolte è necessario, a questo punto che, in sede di riesame Aia, venga definitivamente chiusa questa pratica con la revoca di qualsiasi autorizzazione a riprendere l’attività di quell’impianto di Piazzano. Non ci risulta, del resto, che la ditta proprietaria dell’impianto abbia ottemperato alle prescrizioni imposte, nel 2014, dai competenti uffici della Regione».
Il direttore generale dell’Arta, Francesco Chiavaroli, dopo aver affermato quelle che possono essere le strade da percorrere, seguendo le normative, ha anche affermato che l’Agenzia da lui diretta non ha fondi e tecnici sufficienti ma ciò non officia i controlli, ha anche prospettato la possibilità che i siano i Comuni a convenzionarsi e ad acquistare delle centraline per il monitoraggio in Val di Sangro. «L’Arta», ha detto, «ha una sola centralina mobile in tutta la regione». Proposta che è stata rigettata dal sindaco di Paglieta, Nicola Scaricaciottoli («Non possiamo essere noi a dover pagare sempre», ha detto) ma che, in parte accolta da Lolli che così l’ha modificata: «Siano le aziende a mettere le centraline perché in Val di Sangro ci deve essere un progetto-pilota di controllo ambientale». La revoca dell’autorizzazione alla ex Ciaf ha basi solide sulle quali poggiare. Quando l’autorizzazione fu data, anni fa, le condizioni di urbanizzazione e artigianali della zona erano diverse rispetto a quelle attuali. Oggi la zona è più antropizzata, diverse sono le attività commerciali e artigianali presenti, tutte considerazioni che non possono essere compatibili con un’autorizzazione che permette di trattare rifiuti tossici. «Per quanto riguarda la ditta Di Nizio», ha continuato Borrelli, «abbiamo ampiamente sottolineato che la vicinanza alle abitazioni è uno dei motivi perché non può e non deve ottenere parere favorevole nella Via». Accorato è stato l'intervento del sindaco di Rocca San Giovanni, Giovanni Di Rito: in una discarica ancora non bonificata è stato presentato un progetto di realizzazione di una mega discarica di amianto in un area Sic, vicino a un centro abitato, con un piano regolatore che ne vieta la costruzione.
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