Valle del Sole, sequestrate le fogne di 1.600 appartamenti

PIZZOFERRATO. La Procura di Lanciano dispone il sequestrate delle fogne del villaggio turistico “Valle del Sole” perché, prive di depuratore, scaricano abusivamente liquami nel Parco Nazionale della...
PIZZOFERRATO. La Procura di Lanciano dispone il sequestrate delle fogne del villaggio turistico “Valle del Sole” perché, prive di depuratore, scaricano abusivamente liquami nel Parco Nazionale della Maiella. Spetta al Comune, parte lesa nella vicenda (il villaggio turistico è stato realizzato ed è gestito da privati fin dalla sua nascita negli anni ’70), notificare l’atto della magistratura a occupanti e proprietari dei 1.600 appartamenti del villaggio turistico.
Il provvedimento è a firma del procuratore capo Francesco Menditto che sulla questione ha aperto un’inchiesta che vede indagato Dario Carino, 66 anni, nato a Napoli e residente a Giugliano, presidente del Consorzio “San Domenico in Silvis II”, accusato di danneggiamento, inquinamento e violazione delle leggi ambientali. Sostiene la Procura che l’indagato «effettuava scarichi di acque reflue provenienti dal complesso residenziale “Valle del Sole”, situato in località San Domenico e gestito dal citato Consorzio, nel fosso naturale, privo d’impianto di depurazione e di autorizzazione, denominato “Fosso Piane”, deteriorando acque del pubblico demanio con alterazioni tali da richiedere il ripristino qualitativo, avendo modificato l’equilibrio del corso delle acque stesse immettendovi scarichi non depurati, con modalità e durata tali da causare un danno anche grave alle acque e all’ecosistema». I periti della Procura hanno trovato “escherichia coli” oltre i limiti di legge ed anche escrementi.
Ad agosto il sindaco Palmerino Fagnilli, per evitare il sequestro delle fogne, ha intimato, a Consorzio e consorziati, «la cessazione della condotta illecita e l’adeguamento alle norme», avviando il progetto di realizzazione di un depuratore. «Nonostante l’inerzia dell’indagato e degli interessati», scrive la Procura, «il sindaco di Pizzoferrato si attivava predisponendo una serie di attività che, a suo avviso, avrebbero consentito di eliminare le conseguenze del reato. Chiedeva, pertanto, nell’aprile 2015, il differimento dell’esecuzione del sequestro, concesso da questa Procura in considerazione della “serietà” del progetto predisposto che comportava un rilevante impegno dell'amministrazione». Il sequestro è scattato perché il piano di regolarizzazione predisposto dal sindaco non appare realizzabile in tempi brevi. «Non è di competenza della Procura», conclude Menditto, «valutare quali sono le difficoltà insorte, va solo rilevato che non vi è ragione alcuna di disporre un ulteriore differimento dell’esecuzione del decreto di sequestro».
Matteo Del Nobile

