«Vastese crocevia del traffico di droghe»

10 Ottobre 2018

Ecco le motivazioni della sentenza che ha inflitto 75 anni di carcere a 10 imputati. Giangiacomo: questo tribunale lavora

VASTO. Settantacinque anni di carcere distribuiti a 10 dei 31 imputati, 21 assoluzioni, 336mila euro di ammende e il pagamento delle spese processuali. Ieri sono state depositate le motivazioni della sentenza del processo sull’Operazione Esmeralda, la maxi operazione antidroga, scattata sette anni fa su richiesta del gip aquilano Marco Billi. Il presidente del tribunale di Vasto, Bruno Giangiacomo, nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri nell’aula delle udienze penali del palazzo di giustizia, ha ribadito le motivazioni di una sentenza arrivata dopo una lunga camera di consiglio. Al suo fianco i giudici Michelina Iannetta e Stefania Izzi. «È stata una vicenda», ha detto il presidente Giangiacomo, «delicata e impegnativa tanto quanto l’Operazione Adriatico. L’inchiesta ha richiesto un anno e mezzo di indagini. Un lavoro reso ancora più difficile dalla lingua utilizzata dai rom nelle intercettazioni». Il giudice Stefania Izzi, estensore delle motivazioni, ha confermato la difficoltà di trovare traduttori di una lingua in disuso e contaminata da inflessioni dialettali. “Esmeralda”, così come l’Operazione Adriatico, ha visto l’intervento nel Vastese della Dda, la Direzione distrettuale antimafia. «L’impegno è stato notevole. La sentenza, arrivata in tempi brevi, ha dimostrato il lavoro di questo tribunale che, seppure piccolo, ha un carico di lavoro notevole e delicatissimo», ha ribadito Giangiacomo. «La vicenda», ha confermato il giudice Iannetta, «ha rivelato un consistente traffico di stupefacenti nel territorio e impegnato moltissimo giudici e investigatori». L’operazione, una delle più importanti contro lo spaccio fatte in Abruzzo sulla direttrice Vasto-Pescara, impiegò 250 carabinieri. Molti di loro arrivarono da Roma. La sentenza pronunciata lo scorso 16 luglio ha colto di sorpresa molti avvocati della difesa. Anche perché la pubblica accusa, rappresentata dal pm Fabio Picuti, aveva chiesto la condanna solo per tre imputati. Quasi tutti gli indagati confidavano nell’assoluzione. «In 90 pagine», ha il giudice Izzi, «è motivato il giudizio frutto di un lavoro certosino, supportato da intercettazioni telefoniche in lingua rom ma anche dai libri mastri sequestrati a casa dei due principali indagati, i coniugi Bevilacqua, nella villa di via Dei Bontempi in seguito oggetto di confisca».
L’INCHIESTA. L’Operazione Esmeralda prese il via proprio da quei libri mastri, due quaderni finiti nelle mani dei militari del Nucleo investigativo diretti dal capitano Eugenio Stangarone. I carabinieri individuarono in quegli appunti un’organizzazione che con la droga acquistata in Albania riforniva Vasto, Pescara e tutta la costa adriatica. L’accusa contestata agli imputati era: associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti. Il tribunale di Vasto ha escluso l'associazione ma condannato l'importante traffico di stupefacenti.
LE CONDANNE. Il “capofila” della gang, secondo gli investigatori, e i giudici sarebbe stato un nomade, Carmine Bevilacqua condannato a 14 anni e 6 mesi e 80mila euro di multa. Lucia Sauchella, a 10 anni e 4 mesi e 40mila euro di multa; Maria Bevilacqua 12 anni 54mila di multa; Ferdinando Bevilacqua a 11 anni e 37.450 euro di multa; Umberto Bevilacqua a 9 anni e 4 mesi e 36mila di multa; Rita Di Rocco a 6 anni e 6 mesi e 27 mila di multa; Italo Di Rocco a 6 anni e 27mila di multa; Claudio Spinelli a un anno e 6 mesi e 3mila euro di multa; Davide De Simone a un anno. Nell’elenco degli indagati compaiono anche diversi minorenni la cui posizione è stata trasmessa ai giudici del tribunale per i minori dell’Aquila. L’organizzazione, secondo i carabinieri, era dedita al traffico della droga importata dai Balcani. Esmeralda è l'ennesima prova di quanto importante sia la sopravvivenza del tribunale istoniense in un territorio delicato come è quello del Vastese.
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