Vastese e Comune ai ferri corti: oggi forse l’ultima partita in casa

Il club valuta l’opportunità di giocare sui campi neutri di Ortona, Monte Marcone di Atessa o Francavilla Il co-presidente Scafetta: non ci iscriviamo più. L’assessore Della Penna: fate l’azionariato popolare
VASTO. Quella di oggi alla stadio Aragona potrebbe essere l'ultima partita per questa stagione della Vastese. Ad annunciarlo il club biancorosso che sta valutando l'opportunità di giocare in campo neutro a Ortona, Monte Marcone di Atessa o Francavilla. La mancata riapertura anche parziale dello stadio ai tifosi non va proprio giù agli attuali dirigenti. «La Vastese è in vendita», ha ribadito ieri il co-presidente Pietro Scafetta ripetendo quello che il presidente Franco Bolami aveva annunciato una settimana fa.
«Il calcio a Vasto in queste condizioni non è più possibile», afferma Scafetta. «Mi auguro che ci siano acquirenti in grado di portare la squadra il più lontano possibile. Qualora così non fosse, noi non potremo riscrivere il prossimo anno la squadra al campionato. Questo è l'unico stadio chiuso da mesi. Chi ha pagato gli abbonamenti vuole essere risarcito», fa sapere Scafetta.
Immediata la replica dell'assessore allo sport Carlo Della Penna. «Premesso», dice Della Penna, «che credo che questa società non lasci la Vastese calcio, rispondo che gli incassi da stadio sono importanti ma non sono una voce determinante per il proseguo di una società di calcio. Si stima che incidano intorno ad un 10% circa del fatturato. Ci sono società», ricorda l'assessore, «che hanno pochi tifosi e sono in ben altre categorie, o società di serie A che hanno avuto lo stesso problema della chiusura dello stadio per il Covid e con perdite milionarie. Non mi sembra tuttavia che i presidenti o la dirigenza abbiano lasciato le relative squadre. Aggiungo che chi vuol fare il presidente di una squadra di calcio dovrebbe mettere mano alla propria tasca e si dovrebbe interrogare su questioni interne e/o su eventuali altri debiti che la società potrebbe avere, anziché addossare ad altri la responsabilità per una eventuale mancata iscrizione. In questi anni la Regione e il Comune hanno fatto il possibile per dare un supporto alla squadra. Se non ce la si fa a sostenerla si potrebbe valutare un azionariato popolare in cui i tifosi entrino a far parte della società sottoscrivendo delle quote. Per riaprire lo stadio bisogna fare dei lavori e servono soldi che abbiamo trovato, e per questo ringraziamo la Regione, ma che non sono in bilancio poiché non ancora lo approviamo. La Vastese sapeva dall’inizio che con una segnalazione del certificato di inizio attività e asseverazione da parte di un tecnico, avrebbe potuto riaprire parzialmente diversi settori dello stadio, ma non ha mai prodotto nulla. A parte le conferenze stampa. Se per la dirigenza la questione sicurezza dello stadio passa in secondo piano, lascio ad altri le considerazioni. Per noi la sicurezza viene prima di ogni cosa».
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