Vasto, bimbo infettato in mare: le analisi sono da rifare

Il gip respinge la richiesta di archiviazione: nuove indagini per controllare il sistema fognario quando piove. La famiglia del piccolo: «Avremo giustizia»
VASTO. Il gip Caterina Salusti rigetta la richiesta di archiviazione delle indagini sulla vicenda del piccolo Massimiliano Moretti, finito in ospedale nel 2014 dopo un bagno, e dispone la restituzione del fascicolo processuale agli uffici della Procura al fine di effettuare nuove e più approfondite indagini. Il giudice chiede che gli approfondimenti investigativi vengano fatti dopo eventuali precipitazioni atmosferiche, viste le condizioni del sistema fognario. L’ordinanza del magistrato è stata firmata il 13 agosto scorso. «All’esito dell’attività di indagine è stato possibile accertare la criticità del sistema fognario dovuta alla mancata divisione tra acque bianche e nere in quasi tutta la città. In prossimità del fosso San Tommaso è stata accertata la presenza nel terreno e nella sabbia di ineludibili rimanenze di reflui fognari a dimostrazione che in occasione di precipitazioni la rete fognaria va in pressione e in quel punto si verifica una fuoriuscita di materiale», spiega nell’ordinanza la Salusti specificando che l’autorità marittima ha accertato che quando piove la pressione aumenta al punto da far “scoppiare” i tombini e il Comune è stato costretto più volte a emettere divieti di balneazione. Per il gip non può essere un caso il fatto che nello stesso giorno in cui venne colto da malore il piccolo Massimiliano finirono in ospedale altri due bambini. Le analisi diffuse quest’anno dall’Arta hanno confermato la perfetta balneabilità del mare vastese. Rispetto a due anni fa la situazione è migliorata di molto. Ma la situazione fognaria finisce al centro delle indagini disposte dal tribunale di Vasto a seguito della denuncia presentata da Stefano Moretti. Il gip del tribunale di Vasto ha accolto le richieste del legale della famiglia, Marisa Berarducci, e disposto approfondite analisi al fine di accertare la fondatezza delle accuse. «Il giudice», spiega l’avvocato, «chiede altre indagini sul sistema fognario al fine di individuare eventuali responsabilità». «Non possiamo che ringraziare la magistratura», dicono il legale e papà Stefano, che ricorda l’odissea del figlio: «Dopo il bagno in mare venne ricoverato per un inspiegabile innalzamento della temperatura corporea, con scariche di dissenteria e presenza di sangue. Affidate le analisi a un laboratorio privato, fu riscontrata una forte infezione batterica. Ora il mio piccolo avrà giustizia».
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