Vasto, la fuga dei giovani Sette su 10 lasciano la città

12 Ottobre 2017

La denuncia della Cgil: troppi disoccupati costretti ad andare a Roma o al Nord Di Cola: la crisi industriale alimenta la nuova emigrazione, servono opportunità

VASTO. Vasto invecchia. È una vera e propria fuga alla ricerca di opportunità quella dei giovani del territorio. La crisi del lavoro spinge sempre di più i ventenni verso il Nord. Aumenta l’emorragia di laureati e neo diplomati: fanno le valigie e lasciano la città perché qui non trovano possibilità né di lavorare né di andare avanti nei loro studi. Come già avvenuto un anno fa, il 70% dei neo diplomati è emigrato. Un dato shock, che fa discutere sia i rappresentanti sindacali, impegnati sul fronte-crisi, sia i politici del comprensorio, impegnati a mantenere le promesse elettorali. «È inevitabile. I giovani cercano un futuro e opportunità», dice Emilio Di Cola segretario provinciale della Cgil. L’emigrazione è soprattutto intellettuale, anche se molti giovani hanno lasciato la città per cercare comunque un posto di lavoro anche all’estero. Come 50 anni fa. «La crisi industriale è tale che senza una cura adeguata difficilmente si riuscirà fermare la fuga dei giovani», dicono i sindacati. In base ai dati raccolti da Cgil, Cisl e Uil, su 13 mila senza lavoro, 8 mila sono giovani in cerca del primo impiego. Dei 13 mila disoccupati più della metà ha conseguito il dottorato. Più del 70% di questi ultimi si trasferisce al Nord o nella capitale. «Fino ad oggi un gran numero di giovani è stato assorbito dalle grandi industrie di Piana Sant’Angelo, come Pilkington e Denso, e della Val di Sangro, come Honda e Sevel. Le grandi aziende per anni sono stati serbatoi occupazionali per tutto il comprensorio», ricorda Di Cola, «ora basta andare su Facebook per rendersi conto di quanti giovani vastesi hanno deciso di lasciare la città perché Vasto non dà certezze future. Senza contare che l’allungamento dell'età pensionabile blocca il turn over negli uffici e nelle fabbriche». Molti i ragazzi vastesi “migrati” in Inghilterra e Germania ma anche Stati Uniti. Molti vanno via subito dopo il diploma e si iscrivono alle facoltà universitarie delle regioni del Nord o della capitale. A Bologna, ma anche a Parma, piuttosto che a Roma o a Milano. Ci sono città del Nord che riuniscono piccole comunità di giovani vastesi, i ragazzi studiano e magari trovano anche un lavoretto e le opportunità di svago sono di gran lunga superiori. E anno dopo anno il numero di giovani in fuga cresce. «Il problema fino a qualche anno fa riguardava solo l’alto Vastese. La crisi delle aziende ha esteso il problema anche a Vasto, San Salvo e i comuni costieri. Ci sono giovani del vastese preparatissimi e con tanta voglia di realizzare un futuro pieno di soddisfazioni e buoni guadagni. Tante le opportunità all’estero. Inevitabile la fuga dei ragazzi verso mete che offrono di più. Un problema che non riguarda solo Vasto ma anche molte altre località gran d’Abruzzo», conclude Di Cola. (p.c.)