«Veleni, il processo resti a Chieti»

La Cassazione decide lunedì ma il Pg ha già detto no al ricorso dei 19 imputati. In aula lite su Matteotti
CHIETI. Che cosa c’entra il delitto Matteotti con i veleni di Bussi? C’entra perché, ieri mattina, in Cassazione, due avvocati si sono affrontati a muso duro litigando sulla storia e sui veleni della discarica più grande d’Europa. Sì tenuta a Roma infatti l'udienza in Corte di Cassazione sulla richiesta delle difese degli imputati (Mont)Edison, per ottenere la remissione (spostamento) del processo per la mega discarica di Bussi, dal Tribunale di Chieti a quello di Campobasso. Alle13, dopo che i giudici si erano occupati del delitto di Sarah Scazzi, è stata aperta l'udienza del caso Bussi con la lettura delle motivazioni principali addotte dalle difese degli imputati per il presunto condizionamento dei giurati popolari: campagna stampa allarmistica sulla salute della collettività abruzzese, sia a livello locale che nazionale; volantinaggio delle associazioni ambientalistiche a margine delle udienze e manifestazioni popolari di piazza a Pescara e Chieti.
Il Procuratore generale ha aperto gli interventi sostenendo che l'istituto della remissione è ammissibile solo per casi di carattere eccezionale ed è prevista solo per un pericolo concreto di imparzialità dei giudici, che impedisca la loro libertà di giudizio. Non possono essere le campagne di stampa, le manifestazioni di piazza, né i volantini a giustificare la remissione di un processo. Le pressioni dell'opinione pubblica non possono minacciare la capacità di giudizio dei giudici in una democrazia civile dove è affermata la libertà di espressione e di pensiero e la loro divulgazione collettiva. Queste, in sintesi, le parole del Pg che e ha quindi chiesto il rigetto della richiesta di remissione del processo. L'Avvocatura dello Stato si è associata.
L'avvocato Dario Bolognesi, in rappresentanza delle Società Solvay costituite Parti Civili nel processo, ha aperto gli interventi dei legali, confermando le motivazioni giurisprudenziali del Procuratore generale e richiamando alcune passate sentenze in merito: Vajont e Val di Stava.
Ha sostenuto anche che la recente ricusazione del presidente della Corte di Assise di Chieti dimostra semmai la neutralità oggettiva del territorio abruzzese rispetto alla vicenda processuale, posto che la Corte di Appello dell'Aquila ha accolto la richiesta degli imputati. E'stata la volta poi degli avvocati delle comunità locali parti civili, tutti d’accordo con il Procuratore generale.
In particolare l'avvocato del Comune di Chieti, Vittorio Supino, ha voluto descrivere la cittadina come ambiente sereno e tranquillo, definita da sempre la "Città della camomilla", dove si è pure svolto il processo Matteotti per la sua reputazione di città imparziale. Sono seguiti gli interventi dei difensori degli imputati (Mont)Edison, Padovani, Accinni, Sassi e De Luca. Ed è a questo punto che Padovani si è scagliato verbalmente contro Supino prima di provare a rimarcare quanto gli stessi giudici popolari siano nelle condizioni di sentirsi essi stessi vittime della situazione ambientale. E di definire la campagna mediatica come una vera "caccia alle streghe" in grado di procurare un negativo "contagio ideologico". Lunedì è attesa l'ordinanza.

