Vendono cibo da asporto, denunciati

Aprono i locali: due ristoratori nei guai, ora rischiano la sospensione. Scoperti anche 15 furbetti in giro senza motivo
CHIETI. Vendevano cibo d’asporto dentro il locale invece di fare le consegne a domicilio. Ci sono anche due ristoratori tra le 17 persone denunciate in provincia di Chieti dalla guardia di finanza per aver violato le norme anti contagio imposte dal governo nell’ambito della lotta al coronavirus. Le fiamme gialle, coordinate dal colonnello Serafino Fiore e dal tenente colonnello Emiliano Sessa, hanno controllato oltre 500 locali ed esercizi pubblici per verificare il rispetto dell’obbligo di chiusura.
«L’invito ormai noto», ricordano i militari, «è quello di non uscire di casa, se non per esigenze legate a questioni di lavoro, salute e di assoluta necessità. Ma 15 delle persone controllate – 7 a Lanciano e 8 tra Ortona e Francavilla – non hanno fornito giustificati motivi sulla loro presenza nei luoghi in cui sono avvenute le verifiche». A Fossacesia due uomini hanno dichiarato di essere usciti per fare rifornimento di carburante, sebbene provenienti da un altro comune. A Lanciano, invece, tre persone sono state trovate in strada senza dare alcun tipo di giustificazione. Un uomo, bloccato con il cellulare in mano vicino a un pub chiuso, ha raccontato di trovarsi lì per usufruire della connessione wi-fi del locale. Altre due ragazze erano a passeggio, in compagnia di una terza persona, appena arrivata dall’estero. Sempre a Lanciano, sono stati denunciati due ristoratori: uno era pronto a consegnare cibo d’asporto, mentre l’altro aveva già servito un cliente, bloccato a poca distanza. Nei loro confronti è scattata la segnalazione alla Procura perché la nuova normativa consente solo le consegne a domicilio. I finanzieri hanno proposto alla Prefettura anche la sospensione delle attività, come previsto dal decreto della Presidenza del consiglio dei ministri. Intanto, proseguono i servizi delle fiamme gialle a tutela dei consumatori, finalizzati a contrastare l’aumento ingiustificato dei prezzi di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale, poco disponibili sul mercato e talvolta venduti sottobanco.
Negli ultimi giorni, anche da parte delle altre forze dell’ordine, le denunce sono state centinaia in tutto l’Abruzzo. C’è lo sportivo pescarese che non ha rinunciato alla montagna, beccato a Guardiagrele mentre tentava di raggiungere Pennapiedimonte alle pendici della Maiella per una giornata di trekking. Ci sono i quattro che a Vacri avevano un appuntamento in casa di amici. C’è poi l’uomo che col treno ha raggiunto Pescara da un paese della provincia per andare a fare la spesa. E, per concludere, ci sono i nove nel circolo privato di Chieti sorpresi nel bel mezzo di un’appassionante partita a carte.

