Venturi due volte ad Atessa negli anni 50

23 Settembre 2018

Il paese piange la scomparsa di uno dei protagonisti dell’architettura mondiale. Il cordoglio di Borrelli

ATESSA. «Ci rattrista la scomparsa di Robert Venturi, di origini atessane, uno dei grandi protagonisti dell'architettura mondiale. Così il sindaco Giulio Borrelli commenta la morte, avvenuta nei giorni scorsi a Filadelfia, del novantatreenne architetto riconosciuto in tutto il mondo come uno dei più importanti protagonisti dell’architettura contemporanea tanto da aggiudicarsi nel 1991, il premio Pritzker Price, il “nobel” dell’architettura.
«Con la morte di Venturi», continua il sindaco, «scompare uno dei grandi protagonisti dell’architettura della seconda metà del secolo scorso, che ha lasciato tracce indelebili del suo pensiero e della sua attività. Il padre, Roberto Carlo Alfredo, era nato, alla fine dell'Ottocento, in via Salita Castello, una delle strade del nostro centro storico. Come altri compaesani lasciò la sua terra per andare negli Stati Uniti d'America a cercare fortuna. Alla moglie di Robert, Denise Scott Brown, e ai familiari tutti, le più sentite condoglianze mie personali e di tutta la nostra comunità».
Robert si laurea in architettura nella prestigiosa Università di Princeton ove nel 1947 consegue il titolo di Bachelor of art. Nel 1948 viene per la prima volta a Roma. «Nel 1950» afferma Vincenzo Di Florio, ingegnere e cultore della materia in storia dell’architettura contemporanea nella facoltà di ingegneria L’Aquila, «consegue, sempre alle Princeton University, il master di fine Arts. La vincita del Roma Prize, borsa per un periodo di studi presso l’America Accademy di Roma, permise a Venturi di tornare in Italia e di soggiornarvi per due anni. Durante questo biennio (1954-56) visitò per due volte Atessa». Tornato negli Stati Uniti apri uno studio di architettura a Filadelfia e per insegnare all’università della Pennsylvania, dove incontrò Scott Brown, anche lei insegnante: si sposarono nel 1967 e per 50 anni vissero e lavorarono insieme. Il momento di svolta nella sua carriera fu la pubblicazione, nel 1966, del trattato “Complessità e contraddizioni nell’architettura”. Nell’introduzione, lo storico dell’architettura Vincent Scully lo definì «lo scritto sull’architettura più importante dai tempi di Vers une architecture di Le Corbusier», che era uscito nel 1923 e aveva definito i criteri del Movimento moderno. Un’altra pubblicazione importante è “Imparare da Las Vegas”. «Sono questi», dice Di Florio, «due veri e propri trattati di architettura moderna che certamente hanno influenzato gli sviluppi e le tendenze dell’architetture e dell’urbanistica sul finire del secondo novecento». (m.d.n.)
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