Vertenza Honeywell La trattativa resta ferma

Atessa, la multinazionale non risponde alle offerte per la reindustrializzazione De Luca (Ugl): «Non c’è più tempo, il Mise scelga d’ufficio la proposta dell’Emarc»
ATESSA. Stenta a decollare la fase post-chiusura della Honeywell, che prevede la reindustrializzazione del sito con l’arrivo di una nuova attività a cui la Honeywell cederebbe lo stabilimento gratis. La risposta della multinazionale sulle offerte industriali finora pervenute non è ancora arrivata e i lavoratori sono sfibrati dall’attesa, temendo un epilogo che assumerebbe i tratti di una beffa. Il Mise, ministero dello Sviluppo economico, aveva stabilito di convocare le parti entro la fine del mese, ma i tempi si stanno allungando in modo preoccupante. Le attività per la realizzazione di turbocompressori destinati ad auto di media ed alta cilindrata sono state interrotte ormai dal 5 marzo scorso e da allora non c’è ancora nulla di concreto. «La multinazionale Honeywell che ha chiuso le attività produttive ad Atessa lasciando sul lastrico più di 360 famiglie», attacca l’Ugl tramite il coordinatore Honeywell Giuseppe De Luca, «non ancora conferma la propria presenza al Mise. Secondo gli accordi presi in sede ministeriale lo scorso 18 ottobre a Roma alla presenza di tutte le parti coinvolte ci sarebbe invece dovuto essere un incontro a conclusione dell’iter di valutazione per l’assegnazione dello stabilimento alla nuova società entro il 30 ottobre scorso. L’assegnazione collegialmente condivisa da tutti gli attori del tavolo ministeriale, dalle organizzazioni sindacali alla Regione e dai rappresentanti dei lavoratori, è quella in favore della Emarc spa, avendo l’azienda presentato un progetto risultato oggettivamente molto interessante, nonché riconosciuto come la soluzione migliore per i lavoratori della Honeywell rispetto alle altre due proposte concorrenti». «Anche le assemblee Ugl che continuano a svolgersi con tutti i lavoratori ex Honeywell», prosegue De Luca, «hanno votato esplicitamente in favore del piano Emarc spa bocciando le altre due proposte. Purtroppo non vi è più tempo e chiediamo al Mise di poter fissare comunque una data ufficiale oltre la quale assegnare “d’ufficio” lo stabilimento alla Emarc spa senza perdere altro tempo per poter permettere alla nuova azienda di poter far fronte nell’immediato agli investimenti presentati nel progetto illustrato a Roma. Dalle assemblee emerge inoltre un fatto significativo: i lavoratori non accetterebbero mai che lo stabilimento non venga affidato alla Emarc poiché un eventuale aborto nella trattativa rappresenterebbe una ulteriore beffa nei loro confronti, visti i contenuti di primissimo livello della proposta in termini qualitativi e contrattuali».
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