Via al piano per sfiduciare Di Primio

Dopo la sconfitta sulla farmacia, opposizione e ribelli di centrodestra in cerca del consigliere decisivo per sfrattare il sindaco
CHIETI. È caccia al 17°. Il giorno dopo la sconfitta bis sulla vendita della farmacia comunale di Filippone per fare cassa – il voto di venerdì scorso è finito 15 a 16 per l’opposizione e i ribelli del centrodestra – parte la manovra per sfiduciare il sindaco Umberto Di Primio. Servono 17 firme per mandare a casa Di Primio e tornare alle elezioni con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale del 2020. Un consigliere che passi da una parte all’altra: tanto basta per riportare alle urne un Comune di quasi 50mila abitanti, capoluogo di provincia. E non è un’ipotesi di fantapolitica: le elezioni regionali del 10 febbraio prossimo, con le liste ormai in preparazione, potrebbero influenzare il futuro politico di Chieti. Da una parte, con la caduta di Di Primio che ha già parlato apertamente di «traditori»; o dall’altra, con il suo salvataggio ma senza certezze sulla tenuta di una maggioranza che, considerati i numeri, si è trasformata in minoranza.
CERCASI ALLEATI. L’opposizione, che conta 12 consiglieri, ora si guarda intorno per cercare alleati e mettere all’angolo il sindaco. Di certo, per Di Primio, è un periodo nero: dopo la rinuncia forzata alla candidatura a presidente della Regione con la figuraccia delle dimissioni presentate e poi revocate, è arrivata la sconfitta alle elezioni provinciali contro il Pd di Mario Pupillo e, poi, in meno di un mese, ecco il doppio schiaffo del consiglio comunale che ha bocciato la manovra decisiva per rimettere ordine nei conti in rosso dell’ente, e cioè la vendita della farmacia di via Spatocco a una base di 1,3 milioni. E per Di Primio, che ieri ha festeggiato 50 anni staccando dalla politica e ritirandosi in famiglia, i guai potrebbero non essere finiti qua: il M5S, con i consiglieri Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, preme per il ritorno al voto invocando le dimissioni del sindaco. Così anche il Pd, con i consiglieri Chiara Zappalorto, Alessio Di Iorio, Alessandro Marzoli e Filippo Di Giovanni, e il gruppo dell’ex candidato sindaco Luigi Febo (Diego Ferrara e Anna Teresa Giammarino)
PARTE LA CONTA. Ma, adesso, l’ago della bilancia è rappresentato dai dissidenti del centrodestra: Stefano Rispoli e Mario Troiano sono stati i primi a scaricare Di Primio uscendo da Forza Italia ormai un anno fa; a seguire si sono accodati anche Mario De Lio, che in contrasto con il sindaco ha lasciato la presidenza della commissione bilancio, e Roberto Melideo, ex assessore della prima giunta Di Primio; ultimo dei ribelli è Diego Costantini, espulso dalla Lega proprio dopo l’astensione sulla vendita della farmacia.
«CONVINCERE». Opposizione e ribelli, messi insieme, arrivano già a quota 17 ma la matematica della politica, stavolta, non è una scienza esatta: le posizioni di De Lio, Melideo e Costantini non sono di chiusura totale verso l’amministrazione Di Primio. È per questo che le trattative sono in corso: «Convincere», è la parola d’ordine che circola con insistenza negli ambienti politici teatini per portare in discussione la mozione di sfiducia.
RAIMONDI-RISPOLI. E c’è anche chi guarda già al dopo Di Primio: Enrico Raimondi (L’Altra Chieti) è stato il primo a lanciare la proposta di un movimento civico senza bandiere di partito, con il filo conduttore rappresentato dall’interesse per la città. Raimondi ha già incassato l’assenso di Rispoli e Troiano. Anche il Pd è favorevole a una coalizione senza steccati politici. In questa direzione, potrebbe andare la nascita di un nuovo gruppo in consiglio: potrebbero farne parte Raimondi, Rispoli e Troiano. E potrebbe arrivare anche Costantini.
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