Via del Ponte continua a cedere: frana attiva e famiglie fuori casa

30 Luglio 2024

Accesso vietato nelle abitazioni dal 2003 ma nessuna certezza sugli interventi di consolidamento La zona trascurata dai lavori della Provincia. Carabba: «Servono chiodature o micropali nel terreno»

LANCIANO . Dal febbraio 2003 è soggetta a un provvedimento del Comune, notificato verbalmente, secondo il quale non può mettere piede nel terreno di proprietà su cui sorgono la sua casa e quella dei genitori perché sta franando; da 21 anni attende l’avvio dei lavori di consolidamento in via del Ponte dove la casa sorge. Ora la famiglia Ciarelli, protagonista di questa tragica e assurda vicenda, vista la difficoltà nel relazionarsi col Comune, si è rivolta all’avvocato Maria Grazia Piccinini e al geologo Luigi Carabba per una relazione tecnica del terreno su cui poggia la casa, per porre fine a questa vicenda.
«Basta», sbotta Marina Ciarelli che vive con i genitori anziani nella casa, «bisogna fare qualcosa. Con l’alluvione del 2003 è stato notificato verbalmente ai miei genitori di lasciare la casa, ma da allora nessuno si è fatto vivo, lavori non sono stati fatti ed è ancora vigente il provvedimento per il quale non possiamo stare nel nostro giardino che sarebbe a rischio crollo». Nel gennaio 2003 frane e smottamenti portarono all’evacuazione di circa 300 persone tra Lancianovecchia, via Panoramica, via per Frisa e Santa Giusta. Tra questi i Ciarelli che però, come raccontano, stettero alcuni giorni in casa dei genitori per poi tornare nella propria senza problemi, senza comunicazioni particolari.
«Viviamo con l’ansia visto che la situazione negli anni è peggiorata e ora è critica», riprende Marina mostrando il terreno che si è abbassato di almeno 80 centimetri, la recinzione che è piena di buchi per smottamenti continui. «Abbiamo cercato di parlare con il Comune», riprende, «anche perché vogliamo capire perché da un lato ci vietano l’accesso e dall’altro dicono che non ci sono pericoli imminenti, salvo poi precisare che appena ci saranno i fondi saranno fatti subito i lavori».
La perizia fatta sulla casa di via del Ponte da Carabba conferma cedimenti e problemi idrogeologici di tutto il versante. «Con l’alluvione 2003 è cambiata la morfologia del pendio che ha problemi lungo tutto il costone con una frana in movimento che non è esaurita», evidenzia il geologo, «l’area non è stata mai oggetto di strutturati interventi di consolidamento e la parte destra idraulica è quella più soggetta a crolli. La presenza di arbusti impedisce di capire se ci sono anche cavità in questa parte, antropiche e naturali, ma quel che è certo è che non si è in grado di garantire l'integrità geostatica dei terreni di appoggio delle fondazioni della casa. Servono urgentemente opere di consolidamento dal ponte Diocleziano a via per Frisa».
Questa fascia è rimasta fuori dai lavori per le frane eseguiti dalla Provincia dal 2004: 27 cantieri per la messa in sicurezza di un’area di sette chilometri dal Belvedere a Santa Giusta, Olmo di Riccio, via Panoramica, via per Frisa, Diocleziano, Sant'Egidio e Lancianovecchia, costati oltre 7 milioni tra muri di rafforzamento e palificazioni, che però non interessarono via del Ponte. «Il progetto della Provincia l’ho seguito assieme agli ingegneri Di Campli e Bianco», riprende Carabba, «e nel 2005 era prevista la costruzione di un muro di sostegno del terreno di via del Ponte con il metodo del Terramesch system: sottofondato su pali trivellati in cemento armato. Mirava alla protezione del pendio e al contenimento della spinta delle terre e l’orlo di scarpata veniva rafforzato con la cucitura del ciglio con chiodature o micropali. Non fu realizzato, preferendo il raddoppio del condotto Sargiacomo che nel tempo si è dimostrato inutile: le piogge del giugno 2018 distrussero il parco perché il condotto non ha retto».
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