Viadotto a rischio, ecco le crepe Cemento spaccato e ferri a vista
Non soltanto le buche sulla strada, il ponte Gran Sasso è danneggiato anche ai giunti e sotto Il passaggio pedonale resta chiuso per motivi di sicurezza: da settembre nuovi controlli geologici
CHIETI. Una crepa che corre lungo tutta la strada, gli avvallamenti sul marciapiedi sempre più profondi, la ringhiera di ferro piegata a causa della frana della collina e poi le buche con l’asfalto distrutto e il limite a 30 all’ora per evitare danni ad auto e moto. Si presenta così il viadotto Gran Sasso, considerato a rischio da tre anni. Ma i punti critici del ponte che porta al centro di Chieti non sono soltanto questi e bisogna guardare dal basso per trovarli: i giunti sono staccati di 20 centimetri, il cemento si sgretola con le mani e i ferri arrugginiti ormai sono a vista, senza contare i rifiuti abbandonati sotto le campate. Su questo viadotto ridotto così passano ogni giorno in migliaia: auto, moto e anche camion e bus perché finora non ci sono limitazioni. In vigore c’è soltanto un divieto: a piedi non si può andare «per motivi di sicurezza». Il passaggio pedonale è chiuso dal 25 gennaio 2018: l’ordinanza parla di «problemi strutturali e deformazione della ringhiera di protezione» e della necessità di opere di «manutenzione straordinaria». Lavori però mai fatti.
Passati otto mesi da quell’ordinanza, dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova con 43 morti il 14 agosto 2018, il Comune ha censito viadotti e sottopassi a rischio in città e chiesto 4 milioni al governo. Soldi che, da Roma, non sono arrivati. Servirebbero, in base alla prima stima, 670mila euro per mettere in sicurezza il ponte Gran Sasso. Il dossier firmato dall’ex sindaco Umberto Di Primio e inviato al ministero delle Infrastrutture recita così: «Il viadotto presenta notevoli criticità (in particolare in corrispondenza dei giunti). Si evidenzia il tratto viario lesionato e degradato, le armature ossidate per assenza di copriferro a causa di infiltrazioni d’acqua e il guard rail deformato. Il tratto pedonale, in un lato del viadotto, risulta interdetto al passaggio». Ma, per via Gran Sasso, oltre alle condizioni del viadotto, a fare paura c’è la frana che interessa il versante sovrastante: il cavalcavia si trova alla base di una collina che, secondo i rilievi dei tecnici chiamati dai residenti dei condomini della zona, scivola lentamente verso valle. Lungo la vicina via Don Minzoni, un palazzo di 9 piani è stato sgomberato mentre, in via Fonte Vecchia, sono almeno altri 6 i fabbricati che devono fare i conti con le crepe sui muri. Controllando questi palazzi su incarico dei residenti, un ingegnere ha denunciato anche la pericolosità del viadotto fin dal 2017: nella perizia trasmessa al Comune, si parla di «precaria situazione di stabilità» della collina e si dice che il dissesto è visibile proprio dalle fratture di via Gran Sasso: «Un segno evidente del fenomeno viene colto osservando l’abbassamento del tratto di strada comunale di via Gran Sasso in corrispondenza del civico 126 che, a detta dei residenti, si è riformato puntualmente dopo ogni sistemazione».
In tre anni, la situazione è peggiorata, come affermato dall’assessore ai lavori pubblici Stefano Rispoli sul Centro di ieri, e non c’è ancora un quadro chiaro dei movimenti della collina. A settembre, dovrebbe ripartire uno studio di vulnerabilità idrogeologica avviato nel 2019 dal geologo Fabio Colantonio: una prima parte, sulla zona di via Fonte Vecchia, via Olivieri fino a via Arenazze, è stata completata; adesso, si attende la seconda dedicata all’area del cavalcavia.

