Viaggio sul fiume malato L’acqua è sporca e puzza

22 Luglio 2015

La colorazione diventa scura a Santa LIberata dove scarica la fogna a cielo aperto Ponticello rotto, schiuma e rifiuti nel punto di confluenza col Fosso Santa Croce

LANCIANO. Solo una manciata di chilometri separa la sorgente del Feltrino alla sua foce nel mare di San Vito, in piena Costa dei trabocchi. Ma quel breve tratto in mezzo a strapiombi collinari, campagne coltivate a orti, ulivi, alberi da frutto (soprattutto ciliegi) e viti, in mezzo a piccole foreste di un verde quasi accecante, racconta la storia di un fiume "difficile", considerato uno dei più inquinati d'Abruzzo, dove persiste ancora un'ordinanza, dal maggio scorso, da parte del comune di San Vito di divieto di uso e prelievo delle acque per presenza di salmonella. Il Feltrino è da sempre un fiume "malato". Recentemente i comuni di Lanciano, Treglio, Castel Frentano e San Vito hanno firmato una convenzione con la Provincia di Chieti per destinare 100mila euro al recupero del corso d'acqua. Ma è, appunto, una goccia in un fiume. Il Centro è andato sul posto a seguire il Feltrino dalla sorgente alla foce e per capire cosa succede su quelle sponde.

LA SORGENTE. Il fiume nasce sotto le vallate di Castel Frentano. In quel tratto l'acqua appare limpida, cristallina, con presenza di vegetazione e piccola fauna, come rane e rospi. Le cose cominciano a complicarsi qualche centinaio di metri più giù, in direzione delle contrade San Iorio e Santa Liberata. In alcuni passaggi del fiume, dove la portata appare inspiegabilmente più copiosa rispetto allo stesso periodo del passato, forse a causa di una qualche perdita, il fiume comincia ad assumere un colore scuro. Lo specchio dell'acqua è grigio, acquitrinoso, in alcuni punti quasi immobile ed è fortissimo un odore di liquami. A valle di Santa Liberata, a qualche centinaio di metri dal depuratore, notiamo un impianto, forse una stazione di pompaggio. Proprio lì sotto c'è una fogna che sgorga a cielo aperto. Acque scure e maleodoranti che si immettono direttamente nel fiume. Visivamente si distingue anche ad occhio nudo la differenza di colorazione delle acque prima e dopo le immissioni dal tubo di scarico. Seguendo il corso del fiume si nota la presenza di schiuma. «É la prova», ci spiega un accompagnatore, esperto conoscitore delle aree interne, «che c'è una qualche fonte di inquinamento, molto probabilmente scarichi fognari».

LA STAZIONE DI SANTA CROCE. Sotto via del Mare, in direzione della nuova stazione ferroviaria di via Bergamo, c'è un impianto costituito da una pompa di sollevamento. Le acque del fosso Santa Croce vengono fatte risalire fino a Santa Liberata. In passato quell'impianto, oggi funzionante, aveva creato non pochi problemi. Le acque, che raccolgono anche rifiuti industriali e ospedalieri, tracimavano dopo le forti piogge andando a finire direttamente nel fosso Santa Croce, affluente del Feltrino. E' ancora evidente il tratto che si è scavato il flusso di liquami sul posto. Ma oggi le acque appaiono pulite, cristalline e l'impianto funziona.

FOSSE IMHOFF. Ci sono diverse vasche di depurazione lungo il Feltrino. In contrada Sacchetti, nei pressi di Treglio, se ne notano alcune che tuttavia sembrano abbandonate data la presenza di rovi e foltissima vegetazione. Le fosse Imhoff, che servono per il trattamento dei liquami per zone non collegate alla rete fognante, andrebbero spurgate costantemente. LA PIENA. Siamo nei pressi di San Vito, poco distanti dal punto di confluenza tra il Feltrino e il fosso Santa Croce. In località Castellana i danni della piena del fiume dello scorso inverno sono ancora evidenti. Un piccolo ponticello è crollato, così come le pareti del fiume, in mezzo a tronchi, breccia e rifiuti, tra cui anche un forno. Si è formata una piccola vasca d'acqua, anche qui si nota della schiuma.

LA FOCE. A San Vito il fiume arriva passando in mezzo ad un'ampia area parcheggio e un tripudio di vegetazione. Si notano alghe verdissime, ma anche qualche rifiuto buttato dai ponti vicini. L'acqua è trasparente, ma secondo la Asl contiene salmonella. «Piante e purezza delle acque», spiegano gli esperti, « non sono un indicatore della salute di un fiume, vanno fatti campionamenti mirati».

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