Vignetta contro le donne, Febo nel mirino

Sullo stato Whatsapp del presidente spunta un meme sessista, FdI: vergogna. La replica: vittima di hacker
CHIETI. Una vignetta con una donna che mangia un cono gelato e un messaggio sessista. È comparso nella serata di sabato sullo stato di Whatsapp del presidente del consiglio comunale, Luigi Febo. Nuova polemica a Chieti: «Prendiamo le distanze e stigmatizziamo la vergognosa e ingiustificabile pubblicazione del meme sessista da parte del presidente del consiglio che dovrebbe essere esempio di saggezza. E, invece, ancora una volta, si assiste a un’ignobile mortificazione della dignità di tutte le donne», dicono i consiglieri di Fratelli d’Italia e Clara Ricciardi, responsabile del dipartimento Pari opportunità del partito. Ma il presidente Febo non ci sta a recitare la parte di chi offende le donne: «Sono stato vittima di hackeraggio e non ho mandato in giro io il meme sessista a contatti e chat. Mi tutelerò da chi usa questo sgradevole incidente per screditare il mio nome e il mio impegno politico: ogni tentativo di indebita lesione dell’immagine e/o del decoro politico e professionale del sottoscritto, verrà affrontato e perseguito nelle sedi opportune».
Secondo Febo, «dal mio numero è partito un messaggio, ricevuto da molti dei miei contatti e da diverse chat Whatsapp, con un meme che io non ho mandato, che non mi appartiene e mai avrei inviato, visto il contenuto dell’immagine e le allusioni a cui invitava. Quando mi sono accorto di ciò che stava accadendo al mio telefono, mi hanno spiegato che si è trattato di uno spiacevole caso di hackeraggio, conseguente ad un malware che deve essersi auto installato sul telefono, perché contenuto in messaggi ricevuti durante la giornata, ma di cui io non ero assolutamente a conoscenza».
FdI critica Febo: «Non è la prima volta che ci troviamo di fronte al sessismo da tastiera, da parte di un esponente di questa amministrazione con cui la donna viene trattata come merce da svilire e ridicolizzare, davanti al silenzio imbarazzante di sindaco e colleghi, a cui preghiamo di prendere le distanze». E Ricciardi aggiunge: «L’attuale consiglio comunale, promotore del ddl Zan, ha patrocinato l’Abruzzo Pride esclamando: “È necessario far sentire la presenza e l’interesse delle istituzioni sui diritti civili”, sosteneva poche settimane fa il sindaco Ferrara. Gli stessi diritti civili che, tuttavia, vengono calpestati e insultati dal loro stesso presidente, con offese che passano del tutto inosservate, nell’indifferenza omertosa e senza la denuncia morale da parte di nessuno. Siamo sicuri che la democrazia, tanto osannata dalla giunta Ferrara, sia sinonimo di vomitare “la qualunque” via social?».

