Villa confiscata, il Comune valuta il ricorso

Vasto. Il sindaco verifica se può essere appellata la sentenza che restituisce l’edificio ai proprietari
VASTO. La Corte d'appello ha stabilito che la villa di via dei Bontempi deve tornare ai proprietari, i 4 figli dei rom che la abitavano nel 2009. I legali dei quattro ragazzi che l'hanno ereditata dichiarano che la sentenza è passata in giudicato, quindi è definitiva. Il Comune dovrebbe quindi trovare al più presto un'altra sede per la casa famiglia per minori. Non a caso è stato usato il condizionale. «Contatterò la guardia di finanza e l'Agenzia nazionale dei beni confiscati», fa sapere il sindaco Francesco Menna. «Verificherò se effettivamente la sentenza non può più essere appellata. Qualora ci fosse anche solo un piccolo appiglio, faremo ricorso». La vicenda è quindi tutt’altro che conclusa.
Il sequestro e la confisca con passaggio del bene nella disponibilità dello Stato della villa di località Incoronata risale a più di dieci anni fa. Non si tratta di una villa qualsiasi ma di un immobile appartenente a due coniugi di etnia rom arrestati con l’accusa di traffico di droga. A disporre il sequestro fu l’allora procuratore capo Francesco Prete. Dopo anni di corsi e ricorsi giudiziari e di abbandono, solo di recente la villa era stata destinata a una funzione sociale come casa di accoglienza per minori con disagio.
La sentenza del 26 aprile della Corte aquilana passata in giudicato, ha colto tutti di sorpresa. Intanto il valore della villa in base ad una perizia è stato dimezzato. I giudici hanno poi accolto la tesi dei difensori, avanzata già diversi anni fa dall'avvocato Giovanni Cerella e ora arricchita di nuovi elementi dagli avvocati Giuseppe La Rana, Danilo Leva e Fiorenzo Cieri, secondo cui quella villa non era dei nomadi coinvolti in un'inchiesta antidroga, ma dei figli che l'avevano ereditata dai nonni.
«La Corte» affermano gli avvocati, «ha disposto la revoca del sequestro e la restituzione del bene ai legittimi proprietari». La restituzione dovrà avvenire nella sua originale consistenza. Il Comune rischia di dover sanare tutto ciò che il tempo, le razzie che in passato ci sono state e un diverso utilizzo dell'immobile, hanno provocato. Senza contare che non sarà facile trovare una nuova sede per la casa famiglia. «Ripeto», conclude Menna, «ho appreso la notizia sabato. Voglio andare a fondo. Consulterò l'Agenzia nazionale per i beni confiscati. Poi si vedrà». (p.c.)
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