Villa esplosa, due a processo

Nel crollo morì la proprietaria: a giudizio chi installò il gpl
CHIETI. Dei sette indagati iniziali, saranno in due a rispondere in un processo dell’esplosione della villetta di San Salvatore in cui perse la vita la proprietaria, Anna Rita Del Ponte, rimasta schiacciata sotto le macerie.
Il giudice per l’udienza preliminare Luca De Ninis ha rinviato a giudizio ieri il cinquantenne teatino Giuseppe Serra e il sessantaquattrenne di Bucchianico Francesco Esposito. Entrambi assistiti dall’avvocato Alessandra Supino, sono loro che hanno installato il bombolone di gpl che il 23 novembre del 2013 fece saltare in aria la villetta, uccidendo la cinquantaseienne la padrona di casa, segretaria di uno studio legale teatino, e risparmiando la figlia Federica, che si trovava in una zona della casa meno colpita dalla violenza dell’esplosione.
Sia Serra che Esposito devono rispondere di crollo colposo di costruzioni e di omicidio colposo. Serra era il titolare dell’impresa che installò il bombolone, Esposito era il responsabile tecnico della ditta. Insieme i due firmarono la dichiarazione di conformità dell’impianto realizzato nell’edificio che si trova in contrada San Salvatore 122A, di proprietà della famiglia Cicalini - Del Ponte.
Secondo la procura i due imputati «cagionavano per colpa, dovuta a negligenza e imperizia nell’esecuzione dell’opera, il crollo dell’intero immobile ». A stare a quanto rilevato dalla procura era stato Serra a realizzare l’impianto di gas e le relative tubazioni. Un lavoro, dice l’accusa, che non sarebbe stato fatto «a regola d’arte». Sarebbe in particolare stato omesso, «all’atto della predizione dell’impianto, che prevedeva tubazioni sotto terra, di procedere a realizzare una camiciatura delle stesse, in modo da isolarle. A causa di tale omissione», ricostruisce l’accusa, «si formava per elettrolisi un’ossidazione galvanica che determinava fuoriuscita di gas che, riempita una stanza ove era posizionato un’autoclave, cagionava con una scintilla l’innesto dell’esplosione con conseguente crollo dell’abitazione». Ed è così, dunque, secondo la procura, che sarebbe saltata in aria la casa in quella maledetta mattina di sabato su una delle colline con la più bella vista sul centro abitato di Chieti. Sempre secondo la procura, «Esposito, dal canto suo, cooperava in tale condotta rilasciando, quale responsabile tecnico dell’impresa Serra, certificazione di conformità datata 25/11/2004, che, al contrario, mai avrebbe dovuto essere rilasciata proprio per la mancata realizzazione dell’impianto a regola d’arte».
La prima udienza è fissata per il 26 ottobre. Nel frattempo la difesa affidata all’avvocatessa Supino fa presente che dovranno essere valutate tutte le diverse concause che portarono all’esplosione dell’edificio. «Furono realizzati una serie di lavori strutturali che è possibile siano stati eseguiti senza la dovuta accuratezza. Vanno insomma valutati con attenzione tutti gli elementi che hanno portato al crollo». (a.i.)
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