«Villa Pini, la debacle è stata pilotata»

In aula: la difesa di Angelini cala l’asso nel processo per il crac. Dal giudice del fallimento: gli ex lavoratori restano out
CHIETI. «Il crac di Villa Pini fu pilotato». Ma non è una provocazione né un teorema campato in aria. E’ la difesa di Vincenzo Angelini, l’ex re delle cliniche, che scopre le carte. Cala tre assi al processo per bancarotta, da 116 milioni di euro, che si consuma in tribunale, davanti al collegio presieduto dal giudice Patrizia Medica mentre, a poche decine di metri di distanza, va in scena una seconda resa dei conti tra il giudice fallimentare, Nicola Valletta, il curatore Giuseppina Ivone e gli ex lavoratori rimasti con un pugno di mosche in mano.
E’ una singolare e, se volete, incredibile coincidenza di tempi e fatti quella che è avvenuta ieri, tra le 11 e le 12, al tribunale penale e nel vicinissimo tribunale civile di Chieti. I tre assi della difesa di Angelini, della moglie Annamaria Sollecito e della figlia Chiara, più un altro drappello di imputati di secondo piano, anticipano la strategia di Gianluigi Tucci, avvocato dell’ex re della sanità privata, che si avvale dei consulenti Sergio Spinelli e Pietro Iavarone. Le tre domande chiave da fare in aula, alla prossima udienza del 28 novembre, alla Ivone e a Sergio Cosentino, consulente dei pm Pietro Mennini e Giuseppe Falasca, sono state ammesse dai giudici. Per la difesa possono disvelare il crac Villa Pini e far scoprire incredibili retroscena.
La prima domanda sarà rivolta a Cosentino e si riassume così: dove sono i 116 milioni spariti dalle casse della clinica? Nessuno li ha mai trovati, neanche alle Antille dove la procura pensa che si trovino. Le altre due domande, invece, riguardano il sospetto, tutto da dimostrare, del crac pilotato da personaggi esterni alla clinica. La difesa così chiederà alla curatele lo stato sia delle transazioni congelate dalle Asl, per 150 milioni di euro, sia delle cosiddette inappropriatezze. Ovvero altri 100 milioni bloccati dalla Regione, quando c’era Del Turco, dalle Cip (commissioni ispettive permanenti). La somma delle due cifre corrisponde ai 250 milioni di credito vantato da Angelini, su un movimento complessivo di 550 milioni di euro. Villa Pini sarebbe fallita se avesse avuto quei soldi? La madre di tutte le domande troverà risposta in aula? Comunque finisca, il 28 novembre, la difesa cela una pezza d’appoggio sostanziale: un ricorso al Tar della curatela, datato 2010, in cui si sostiene che a causare il crac sarebbero stati proprio i mancati pagamenti della Regione.
E spunta anche un’intercettazione telefonica corsara (da uno dei tanti fascicoli pescaresi) in cui un legale di Bologna consiglia ad un alto ex personaggio della sanità abruzzese, di pagare i crediti vantati da Angelini. Passiamo al fronte ex lavoratori. In questo caso c’è poco da dire. L’incontro con Valletta c’è stato. Ma l’impressione è che gli ex di Villa Pini resteranno fuori dal comitato dei creditori. Né sarà concesso loro di verificare le carte del curatore che finora ha speso quasi 22 milioni di euro. La doccia è sempre più gelata

