Villetta esplosa, la verità s’allontana ancora

Tra le macerie morì Anna Rita Del Ponte e la figlia si salvò: dopo due anni e mezzo un altro rinvio
CHIETI. Dopo due anni e mezzo è ancora buio sulle cause della tremenda esplosione della villetta di San Salvatore che nella mattina del 23 novembre 2013 causò la morte della proprietaria, la cinquantasettenne Anna Rita Del Ponte. In casa c’era anche la figlia di lei che rimase illesa. La Procura aveva aperto subito un’inchiesta, che, però, è ancora lontana dall’essere riuscita a spiegare cosa accadde in quella terribile mattina. L’udienza di ieri davanti al gup, Antonella Redaelli, si è conclusa con il rinvio al 17 settembre. Il motivo dello slittamento sta nel fatto che il perito nominato dal tribunale, l’ingegner Paride Minervini, capitano dell’esercito, ha detto di non essere riuscito a depositare in tribunale alcuna perizia perché la messa in sicurezza del fabbricato è risultata operazione molto più lunga e complessa di quanto preventivato. Gli indagati sono il teatino Giuseppe Serra e il bucchianichese Francesco Esposito, che installarono il bombolone di gpl, assistiti dall’avvocato Vittorio Supino; l’elettricista teatino Eugenio De Donno, difeso dall’avvocato Monica D’Amico; Paolo Del Lago, di Genova, e Osvaldo Loccia, di Roma, rappresentanti della sede centrale della Liquigas, il primo assistito dagli avvocati Fabrizio Lemme e Giovanni Geremia, il secondo dall’avvocato Canio Marzocca, quindi Lelio Rosati, di Alanno, rappresentante locale della Liquigas, assistito dall’avvocato Marzocca e l’autista teatino Giovanni Faieta che portò il gpl qualche giorno prima dell’esplosione, difeso dall’avvocato Francesco Emanuele Salomone. (a.i.)

