"Villette lager" a Chieti, Angelini condannato a quattro anni di carcere

15 Novembre 2016

L'ex re delle cliniche private incastrato dall'ex sindaco di Roma Marino per abbandono di incapace

CHIETI. Quattro anni di reclusione per Vincenzo Maria Angelini, ex re delle cliniche private, la moglie, Annamaria Sollecito e la figlia Chiara. Il processo per le cosiddette "villette lager" si è concluso con tre condanne per abbandono di incapace. Il testimone chiave è stato l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino. Angelini, la  moglie e la figlia sono stati invece assolti dal reato di truffa. Così come tutti gli altri imputati sono usciti a testa alta.

Per Angelini è la terza condanna, dopo i dieci anni per il crac dell'ex gruppo Villa Pini, i sette per la truffa dei ricoveri ed ora il caso denunciato dalla Commissione sanità quando era presieduta da Marino, all'epoca senatore. L'ex imprenditore delle cliniche private era imputato  per fatti risalenti dal 2005 al 2009. Secondo l’accusa i pazienti non venivano curati in modo adeguato, di qui l’accusa di abbandono d’incapace, e inoltre venivano fatti passare per pazienti psichiatrici, la cui assistenza ha costi molto alti, persone che non lo erano, con un indebito arricchimento di 24 milioni. Ma la truffa non è stata dimostrata.

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Quella ispezione della Commissione Marino, inoltre, innescò l’iter che portò alla chiusura di alcune strutture di riabilitazione psichiatrica di Chieti  (l’ex Paolucci, l’ex Cantatore, le Villette e il Padiglione), decretata dall’allora sindaco Francesco Ricci, con grave disagio per pazienti e familiari.

Degli stessi reati doveva rispondere anche Giovanni Pardi, coordinatore delle strutture psicoriabilitative di Villa Pini. Di omesso controllo, invece, erano accusati Vincenzo Recchione, all'epoca responsabile del Dipartimento assistenza ospedaliera della Asl teatina e Claudio Cignarale,  psichiatra del Centro di salute mentale, allora delegato dalla Asl all’attività di vigilanza e controllo delle strutture residenziali psichiatriche di Villa Pini. Ma per loro è scattata l'assoluzione sentenziata dal collegio presieduto dal giudice Geremia Spiniello.