Violenta 13enne disabile, tre anni al patrigno
Cittadino sudamericano patteggia la pena, fu lui a rivelarlo per senso di colpa alla moglie incinta
CHIETI. Ha confessato in preda al senso di colpa. All’inizio diceva alla compagna di essere un “mostro” ma non riusciva a spiegarle il perché. Alla fine, di fronte alla richiesta di chiarimenti della convivente, non ha più potuto negare e ha confessato i palpeggiamenti perpetrati durante la notte nei confronti della figlia di lei, tredicenne con problemi di disabilità, avuta da un precedente matrimonio. La ragazzina ha confermato tutto nelle aule del tribunale dei Chieti. Ieri l’udienza preliminare davanti al giudice Antonella Redaelli in cui l’uomo, J.J.F. di origine sudamericana ma residente in un centro della costa teatina, assistito dall’avvocato Emanuele Dell’Elce, ha patteggiato una pena di tre anni più una serie di pene accessorie che vanno dai cinque anni di interdizione dai pubblici uffici all’allontanamento dalla ragazzina e anche dai luoghi da lei frequentati. Secondo il capo di imputazione l’uomo aveva compiuto “ripetutamente con la minore atti sessuali dall’estate del 2013 al gennaio del 2014”. La madre della giovane si era accorta che qualcosa non andava nel comportamento del convivente e anche in quello della figliastra, avuta da un altro uomo che poi si è costituito in giudizio, assistito dall’avvocato Antonello Remigio. La donna, all’epoca dei fatti incinta del nuovo compagno con il quale aveva avuto già altri due figli, con un sesto senso materno aveva sospettato qualcosa di strano riguardante il rapporto tra patrigno e figliastra e aveva cominciato a chiedere insistentemente spiegazioni. Al crollo e alla confessione di lui, la donna, sebbene incinta, ha lasciato il convivente di sana pianta e lo ha denunciato. In tribunale è stata assistita dall’avvocato Antonella Capretti. L’incidente probatorio ha inchiodato il convivente alle sue responsabilità perché la tredicenne ha trovato il coraggio di confermare le accuse davanti a tutti. Il pubblico ministero Marika Ponziani aveva chiesto per lui il rinvio a giudizio per atti sessuali compiuti su un minorenne in maniera continuata. (a.i.)

