Violenze in aumento Molte sono psicologiche

I dati del Centro Alpha sulla popolazione femminile di Chieti tra il 2015-2016 Insulti, umiliazioni, controlli, minacce: ecco che cosa viene denunciato
CHIETI. Sì, i casi aumentano perché crescono le manifestazioni di aggressività associati alle angherie. Ma questo ingrossamento è anche conseguenza diretta di un fenomeno che finalmente emerge e che a volte viene anche denunciato grazie al supporto che si è creato di aiuto fisico e psicologico. A Chieti le donne che si sono rivolte al Centro antiviolenza Alpha nel biennio 2015-2016, anche solo telefonicamente, sono state 157: una media di 78,5 l’anno. Erano 218 nel triennio precedente con la media di 72,6 ogni 12 mesi. Delle 157 donne dell’ultimo periodo, poi, ben 93 (59%) sono state prese in carico e gestite dalla Rete antiviolenza a seconda della specificità delle richieste del singolo caso: erano 108 quelle prese in carico nel triennio precedente (49%). Il 73% delle donne che segnala violenza è di nazionalità italiana, il 9% romena. Nel 65% dei casi l’autore della violenza è il marito (come dicono al Centro Alpha: “Ha le chiavi di casa!”), nel 31% è il compagno, nel 2% è l’ex marito. La provenienza dell’autore della violenza è italiano al 91%, straniero nel restante 9%. Colpisce il fatto che, rispetto al passato, le donne inviate alla Rete antiviolenza non vengono indirizzate solo dalle forze dell’ordine, sempre al primo posto nei casi segnalati (14) o dal Pronto soccorso dell’ospedale (5) ma anche dai consultori Asl (4), servizi sociali del Vomune (3), patronati (2).
«Le donne», spiega la sociologa e mediatrice familiare Marialaura Di Loreto, presidente di Alpha e della Commissione pari opportunità del Comune, «vengono da noi perché c’è maggiore sensibilizzazione sul territorio con varie iniziative. Le invitiamo a non avere paura. L’aumento delle richieste è positivo perché abbiamo costruito nell’immaginario collettivo un maggiore elemento di fiducia per le denunce. L’altro aspetto buono è che dopo avere costruito la Rete cittadina antiviolenza, gli invii a noi non vengono fatti soltanto dalle forze dell’ordine ma anche dai patronati: le donne chiedono lì un lavoro ma l’operatore formato con noi coglie il bisogno che c’è e ce lo gira. Dopo i femminicidi di Ortona e Teramo il rischio è che le donne si sentano spaventate. Dicono: “È inutile che denunciamo le violenze, tanto non cambia nulla”, ma se fanno così sbagliano». A Chieti tra i tipi di violenza subiti dalle donne primeggia quella psicologica (26%), seguita da quella fisica (24%) e dallo stalking (22%). Quella sessuale è all’11% preceduta dalla violenza economica (17%). «Insulti, umiliazioni, critiche, denigrazioni, controllo, tentativo di isolamento dai suoi amici e dai familiari, minacce, atteggiamenti volti a ribadire il suo stato di dipendenza»: così, secondo il Centro Alpha, si manifesta la violenza psicologica che, spesso, si accompagna a quella fisica. In questo spaccato al primo posto ci sono i dubbi costanti sulla fedeltà della moglie e le arrabbiature se la donna parla con altri uomini (15%; poi i pedinamenti-inseguimenti e la persecuzione telefonica (10%); seguono le aggressioni verbali, denigrazioni e umiliazioni (8%).
«Siamo riusciti a creare la Rete contro la violenza alle donne e questo crea conoscenza e consapevolezza che si può essere aiutate e seguite. La prevenzione è importante», commenta l’assessore alle politiche sociali, Emilia De Matteo, «così come l’approccio globale: forze di polizia, strutture sanitaria, Centro antiviolenza, servizi sociali del Comune: tutti sono fondamentali in questo percorso. Bisogna educare al rispetto ed è da qui che è necessario partire».
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