Visco: la lezione di Mattioli per cambiare l’economia

29 Settembre 2019

Il governatore della Banca d’Italia apre la mostra dedicata al banchiere vastese «Basava la finanza sulla cultura e sulla storia, stesso pensiero di de Cecco»

LANCIANO. «Mattioli ha considerato la cultura come una determinante fondamentale dell’economia e ha investito nella conoscenza umanistica. Il suo messaggio è attualissimo e vale sempre: la politica non può fare a meno dell’approfondimento». Ricorda così la figura del banchiere ed economista Raffaele Mattioli il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenuto a “Mani Visibili”, le giornate dell’economia dedicate a Marcello de Cecco e in corso a Palazzo degli Studi. Al vastese Mattioli, amministratore delegato prima (1933-1960) e presidente poi (1960-1972) della Banca commerciale italiana e grande protagonista della storia finanziaria recente del nostro Paese, è dedicato un percorso espositivo che ripercorre la sua parabola attraverso il ricco patrimonio di documenti e foto conservati a Milano, all’Archivio storico Intesa Sanpaolo. «Volevamo portare fuori dal pubblico degli specialisti questa importante personalità», dice Barbara Costa, responsabile dell’Archivio storico Intesa Sanpaolo, «se un po’ dell’ispirazione che Mattioli sta dando in questo periodo storico riuscisse ad arrivare ai ragazzi che visiteranno la mostra, avremo raggiunto il nostro obiettivo». «Mattioli era banchiere, politico, tecnico, umanista e anche scienziato», dice Mario Amendola, presidente Amdec (Associazione Marcello de Cecco), «è normale iniziare da lui per far conoscere gli illustri figli di questa terra». «Era un umanista, un uomo buono», aggiunge Francesco Menna, sindaco di Vasto, città che nel 1895 gli diede i natali, «il nostro sogno è creare un premio alla sua memoria, per testimoniare e trasmettere l’importanza internazionale di questa figura».
Ad inaugurare il percorso espositivo, a Palazzo degli Studi, è il governatore di Bankitalia: «La cultura che Mattioli ha ricercato, promosso e finanziato, ha avuto un ruolo fondamentale anche per il progresso economico», dice Visco, «il suo studio non era solo quello delle materie esercitate nelle proprie responsabilità, ma quello più ampio, che promuove le persone. Mattioli non era quello che sapeva tutto, ma quello che andava a ricercare negli altri coloro che più potevano dare contributi. In questo mi ricorda Carlo Azeglio Ciampi. Magari il ritardo dell’Italia nella tecnologia e nella digitalizzazione fosse colpa del liceo classico, che alcuni economisti vogliono abolire», sottolinea Visco, «anzi, come insegna l’esperienza del banchiere Raffaele Mattioli, mettere assieme la cultura umanistica, la storia e le scienze è utile». È proprio questa separazione che va risolta. «Marcello de Cecco fu una liason tra questi due mondi», dice Visco ricordando anche l’economista lancianese e concludendo che «è profondamente sbagliato dire: chiudiamo il liceo classico e smettiamo di studiare latino e greco».