Visite negate ai ricoverati Ora i parenti protestano

4 Agosto 2021

Un’insegnante accusa: «Ho mamma in Medicina, me la fanno vedere ogni tre giorni Il sistema sanitario deve assicurare le ferie al personale senza penalizzare i pazienti»

CHIETI. Ospedale Santissima Annunziata senza personale sufficiente per assicurare giornalmente le visite ai parenti in tutti i reparti. Il personale è talmente poco e oberato di lavoro che, per assicurare il diritto alle ferie, non riesce a organizzarsi per far entrare i familiari in reparto tutti i giorni, come è avvenuto sin da quando la pandemia ha permesso il ripristino delle visite ai degenti. Ogni reparto si organizza come può, a seconda delle risorse umane di cui può disporre.
«Per il reparto di Medicina», dice Raffaella Cappelletti che ha l’anziana madre ricoverata da un mese, «da questa settimana è possibile entrare in corsia per dieci minuti una volta ogni tre giorni. Sono molto preoccupata, mia madre è anziana, non riesce a utilizzare il telefono cellulare e, pur essendo ancora lucida, quando sta troppo tempo da sola senza vedere i familiari va incontro a momenti di grave sbandamento. Devo ringraziare il personale del reparto, che l’aiuta in ogni modo e le permette di utilizzare il cellulare, digitando il mio numero perché lei non è in grado di farlo da sola. Ma credo che un sistema sanitario degno di questo nome dovrebbe assicurare ai suoi dipendenti il sacrosanto diritto alle ferie senza svantaggiare i pazienti che hanno bisogno dei loro familiari forse anche di più di una medicina».
Fino a prima della pandemia le visite ai parenti erano assicurate in tutti i reparti, generalmente per un’ora a pranzo e un’ora alla sera. L’epidemia da Covid ha chiuso le porte ai familiari nella sua fase più acuta, per poi riaprile nella fase in cui l’emergenza si è attenuta. Le visite sono dunque riprese ma con un protocollo molto rigido, sulla base delle disposizioni della Regione. «Per quanto riguarda il reparto in cui è ricoverata mia madre», racconta la figlia insegnante, «è stato sinora permesso una visita di dieci minuti al giorno, da poter fare dalle 15 alle 16.30 e da prenotare 48 ore prima via telefono. All’ingresso del familiare c’è sempre un infermiere che misura la temperatura, dà un camice da indossare, igienizza le mani e raccoglie i documenti in cui si devono certificare determinati dati in relazione al Covid: si tratta di una serie di prescrizioni anti-contagio che, mi rendo conto, portano via tempo nell’economia del lavoro giornaliero del personale. Mi chiedo solo come si possa lasciare sguarnito un reparto ospedaliero così importante, tra l’altro pieno di persone anziane che, si sa, hanno bisogno di un surplus di assistenza, anche fosse una singola carezza, un modo per non dimenticare chi sono attraverso la semplice presenza di un familiare».
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