Vivono nella casa che può crollare

25 Ottobre 2014

Giovane coppia, con figli piccoli, nell’alloggio Ater puntellato: il Comune ha deciso di non aiutarla

CHIETI. Vivono da più di un anno con il terrore che il tetto della loro abitazione, un alloggio Ater,possa cedere e cancellare in pochi attimi la loro famiglia.

Un pericolo reale certificato da Asl e vigili del fuoco, ma ignorato dalle istituzioni che fanno finta di non vedere. Anzi, che si rifiutano persino di ascoltare le ragioni di una giovane coppia di sposi, una bimba di pochi anni e un altro figlio in arrivo. Quella casa in via Serafino Grossi, nel quartiere di Sant’Anna, fa tremare i polsi solo a guardare le foto scattate dal consigliere comunale di FI Maurizio Costa che, insieme a Bassam El Zohbi (Idv), «rottamatore» delle due graduatorie comunali per l’assegnazione delle case popolari ha preso a cuore la sorte di di quella famiglia. Viverci è disumano e le porte sbattute in faccia ai due giovani con le lacrime agli suonano come una condanna. Per quanto tempo ancora i puntelli installati in cucina reggeranno la pressione di un tetto squarciato, un anno fa, dalla caduta di un pino di 9 metri? Inaccettabile per il consigliere Costa e il capogruppo El Zohbi che riescono a indignarsi di fronte a tanto «becero menefreghismo».

«Sono sei mesi che segnaliamo il caso di questa famiglia, che vive in condizioni gravissime di disagio abitativo ed economico, in un alloggio puntellato dai vigili del Fuoco perché a rischio crollo e con una ordinanza di sgombero già attiva» scrivono in un documento congiunto «questa mattina, (ieri per chi legge) la famiglia si è recata all'Ufficio Politiche per la Casa, ma nessuno ha voluto conceder loro udienza. Ci domandiamo dov'è la responsabilità delle Istituzioni? Dov'è la responsabilità dei dirigenti comunali o di chi è chiamato ad interessarsi di questi casi al limite della sopravvivenza? Se il dirigente ed il funzionario non ricevono di venerdì, l'assessore è in penombra, il sindaco afferma che la cosa non lo riguarda perché si tratta di un "problema dell'Ufficio" e il segretario generale accusa chi segnala simili casi di “ingerenza politica” ci domandiamo chi dovrebbe aiutare questa famiglia. Poiché è di tutta evidenza che l'amministrazione e i dirigenti del Comune hanno deciso di lavarsene le mani, rivolgiamo un invito al presidente del consiglio comunale Marcello Michetti e a tutti i consiglieri affinché, con atto proprio, prendano in esame e a cuore questo caso drammatico». Eppure la soluzione del problema è davanti agli occhi di tutti, tranne di chi ha il potere di decidere. In città ci sono 13 alloggi popolari liberi. Cosa o chi impedisce di assegnarne uno a questa famiglia?