«Vogliamo giustizia Riesumate il corpo del nostro Davide»

4 Maggio 2015

Il gip: «Indagini poco accurate», ma il caso viene archiviato La famiglia chiede di riaprirle un anno dopo la tragedia

ATESSA. «Imprecisioni nei rilevamenti sul luogo dell’incidente e indagini poco accurate». Sono queste le motivazioni sulla base delle quali il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha deciso l’archiviazione per M.M., indagato per l’omicidio colposo di Davide Troilo, ingegnere di 30 anni di Atessa. L’indagine, durata meno di un anno, finisce così con un nulla di fatto. Ma la famiglia della giovane vittima non l’accetta soprattutto alla luce delle motivazioni che hanno determinato la decisione del gip. I parenti di Davide faranno di tutto per spingere la procura a riaprire le indagini sulla tragica morte dell’ingegnere. Colpiti negli affetti più cari chiederanno di riesumare il corpo di Davide. Era il 10 maggio 2014 quando Troilo trovò la morte, in sella al suo scooter, sulla strada che collega Monte Marcone ad Atessa. In direzione opposta arrivavano tre motociclette di grossa cilindrata. Contro una di esse si scontrò lo scooter di Davide. Il giovane ingegnere cessò di vivere poco dopo lo schianto. Per la sua morte è finito sott’inchiesta il motociclista M.M., pure lui rimasto ferito nell’incidente e sul quale gravavano i sospetti di un sorpasso azzardato, tuttavia non dimostrato come spiegava il pubblico ministero Rosaria Vecchi nella richiesta di archiviazione: «Non è stato possibile accertare se vi fu un sorpasso da parte dell’indagato e se questo avvenne nella sua corsia di marcia o in quella opposta. Si può ipotizzare che il deceduto effettuò una brusca frenata ravvisando una situazione di pericolo, ma non vi sono elementi di certezza su tale circostanza».

La famiglia si è subito opposta alla richiesta del pm che però è stata accolta dal gip Canosa. Con una motivazione difficile da accettare per chi ha sofferto e soffre ancora tanto: «Imprecisioni nei rilevamenti dei carabinieri e delle stesse testimonianze assunte, ricche di valutazioni e povere di dati certi, oltre che tra loro contraddittorie» non permettono di giungere ad «una esatta ricostruzione della dinamica dei fatti». Così ha scritto il giudice. La famiglia di Troilo non ci sta e vuole andare a fondo. Chiede giustizia, vuole conoscere le ragioni che hanno causato l’incidente, e di conseguenza la morte del giovane: «Riteniamo che si sia trovato di fronte un ostacolo e abbia improntato una manovra d’emergenza», sostiene l’avvocato Gianmarco Cesari, legale dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada che assiste la madre e la sorella di Troilo, «resa vana dallo scontro con la moto dell’indagato che probabilmente stava sorpassando in curva oltre la linea di mezzeria. Si tratta di un’archiviazione sconcertante, determinata dalla mancanza di diligenza nelle indagini, come rileva lo stesso gip».

Lacune nelle indagini, autopsia negata, testimonianze discordanti, dissequestro dei mezzi, sono le mancanze rilevate dalla difesa della famiglia Troilo, che oggi chiede di riesumare la salma del giovane ingegnere. «Il ragazzo aveva un taglio netto sul visto che non è stato messo in relazione con i danni alla moto dell’indagato», spiega l’avvocato Cesari, lo stesso della sentenza sulla strage di Guarenna del 2002, a Casoli, «non risultava neanche tra le lesioni refertate, quelle agli atti. Riteniamo che indagini più accurate e diligenti avrebbero potuto portare a un rinvio a giudizio». Per questo la famiglia si oppone all’archiviazione, chiedendo di fare luce anche sulla mancanza di manutenzione della vegetazione lungo la strada da parte della Provincia di Chieti.

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