«Vogliamo la verità sul progetto In.Te»

Gli ex lavoratori Burgo scendono in campo. Mantini e Primiterra: anni di chiacchere e zero risultati
CHIETI. «Siamo scesi in campo, stanchi di essere emarginati, privati di certezze ed anche di notizie sullo stato delle cose, visto che in ballo c'è la vita di tutti noi». A parlare è Lando Mantini, a nome del Comitato dei lavoratori ex Burgo,composto da ex dipendenti della storica cartiera della Val Pescara che attendono di essere reinseriti nel lavoro.
«Ci sono stati accordi sottoscritti, riunioni, con la Regione, il Comune, il Consorzio Industriale, sindacati, imprenditori» continua Mantini- «addirittura siamo stati chiamati a colloquio per una assunzione dal Crea, l'azienda in predicato di realizzare nell'area un impianto per trattare bio metano, nel quadro del progetto In.Te., ma niente si è concretizzato. A questo punto vogliamo, anzi pretendiamo verità e chiarezza. Abbiamo preso contatti diretti con l'ingegner Domenico Merlino, responsabile del progetto In.Te., per chiedere notizie sulle varie procedure. Ci siamo recati anche a L'Aquila, presso gli uffici regionali, per avere notizie sullo stato delle autorizzazioni necessarie per gli insediamenti per capire dove nascevano gli ostacoli e come poterli superare». Daniele Primiterra non esita a parlare di spinte speculative che esistono nella gestione del futuro dell'area.
«C'è stata una riunione al Consorzio Industriale» dice infatti «dove si è parlato di una modifica della legge regionale sulla destinazione dei terreni della ex Burgo, legge fatta proprio a tutela e a garanzia di noi lavoratori espulsi dalla Cartiere Burgo, perché vincola quei terreni per 99 anni ad uso industriale e produttivo. Tale richiesta puntia invece a consentire su un'area di 55 ettari,terreni ex Burgo compresi, insediamenti residenziali e commerciali. Si parla di social housing, vale a dire di mettere insieme pubblico e privato, dove il pubblico garantisce finanziamenti e agevolazioni e il privato porta a casa profitti. Qui non c'è da difendere solo i nostri diritti, ma anche di tutelare il futuro di Chieti. Ritengo assurdo che ci si allarmi delle poche emissioni che potrebbe generare in quell'area una azienda che si vuole inserire garantendo la riassunzione di oltre cento lavoratori ex Burgo e non ci si preoccupa di uso devastante del territorio che bloccherebbe anche per anni altre iniziative sul territorio cittadino».
Gino Di Tizio

