«Vongole morte e salmonella a Ortona»

La Asl vieta la raccolta da Lido Riccio all’Arielli. Il Cogevo accusa: nessun provvedimento dopo la lettera del 10 aprile
ORTONA. Torna in maniera ancora più drammatica rispetto agli anni precedenti l'emergenza vongole nel mare ortonese. La richiesta di un'ordinanza che vieti la raccolta dei molluschi arriva questa volta direttamente dalla Asl Lanciano-Vasto-Chieti e dall'istituto zooprofilattico di Teramo che ha riscontrato la presenza nelle vongole di tracce di salmonella ed eschierichia coli. La lettera della Asl è stata inviata da Vasto al sindaco di Ortona lo scorso 10 aprile, ma finora, avvertono i pescatori del Cogevo frentano, «non è stato preso alcun provvedimento». Il tratto di mare interessato dalla moria delle vongole è tra il lido Riccio e la foce del fiume Arielli. É lì che si concentra la massiccia presenza di vongole morte ed è lì che la Asl indica di non pescarle. L'azienda sanitaria predispone come provvedimento cautelativo nell'interesse della tutela sanitaria la "sospensione temporanea ed immissione al consumo umano diretto dei molluschi bivalvi vivi fino a quando non risultino ripristinate le condizioni di idoneità microbiologica e solo dopo aver ottenuto due accertamenti microbiologici di laboratorio favorevoli e consecutivi a distanza di 15 giorni". L'ordinanza dovrà quindi essere emessa alla Regione, all'ufficio circondariale marittimo di Ortona, Pescara e Vasto, a carabinieri, Guardia di finanza, Cogevo e alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti. Per i vongolari e gli operatori della piccola pesca la moria delle vongole è un incubo che si ripete. I primi allarmi erano stati lanciati già nell'autunno del 2012. Inspiegabilmente, in periodi che seguivano temporali e burrasche, le reti delle vongolare tiravano su quintali di vongole morte. Da tempo l'Adriatico, soprattutto nel tratto che va da San Salvo e Francavilla, non era più lo stesso. Non solo le vongole, i famosi lupini di mare (nome scientifico venus gallina), non attecchivano più, ma venivano pescati già morti. Erano seguiti lunghissimi periodi di fermo pesca, campionamenti, analisi da parte del Cirspe di Roma (centro italiano ricerca e studi per la pesca) e dell'istituto zooprofilattico di Teramo e la crisi di circa 300 operatori del mare. «Questa volta però», interviene Maurizio Angotti, presidente del Cogevo frentano che riunisce 21 imbarcazioni, «tra gli imputati di questa drammatica situazione c'è sicuramente l'inquinamento dei fiumi. Abbiamo dato mandato al nostro legale di formalizzare una denuncia contro ignoti per questa grave forma di inquinamento che ci colpisce direttamente». «Chiediamo controlli costanti», prosegue Angotti, «più campionamenti e l'intervento da parte del Comune per la chiusura della pesca nel tratto di mare ispezionato dalla Asl e dall'Iszam di Teramo. Non è possibile che da più di dieci giorni noi non sappiamo cosa fare. Stiamo attivando tutte le forme di rispetto necessarie per i consumatori, al di là dell'ordinanza, ma certo è che il blocco che sarà emesso limiterà fortemente la nostra attività lavorativa e questo limite dovrà essere risarcito. Chiediamo quindi alla Regione di predisporre immediatamente i fondi a sostegno di questa situazione che incide drammaticamente sul nostro lavoro e sulla nostra famiglie non per colpa nostra».

